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| Parto Massimo Marnetto 15 novembre 2007 "Parole in corsa". Così si chiama il concorso letterario che da 5 anni organizza l'azienda pubblica di trasporti di Roma. Come tutti quelli che hanno inviato un pezzo vengo invitato alla premiazione in un posto pazzesco: le Vernicerie delle Officine Storiche. Arrivo di sera a piedi dalla Prenestina, passo il cancello e entro in una Cinecittà degli autobus. Là ci sono i tram di quand'ero bambino tirati a lucido e messi in bella mostra. Uno nel settore storico è parcheggiato più in là, ma con le porte aperte. Mi guardo intorno, svicolo dal flusso dei visitatori, salgo i gradini e... entro. Sono solo e nella penombra vedo i sedili di legno lucidi. Li accarezzo, sono lisci e continui lungo le pareti. Quanta gente avranno portato, donne con la spesa, vecchi col giornale, coppiette di ragazzi che si baciano, furti, tosse, palpeggiamenti... Poi vedo laggiù il posto di guida protetto da due paretine di vetro, il mio posto preferito da dove osservavo attentamente le manovre del conducente, invidiandolo da morire, lui che poteva far muovere il tram girando una maniglia e fermarlo con una semplice rotazione di un'altra, poi con un pestone suonava una campana roca per chiedere strada. Che avrei dato per guidarlo almeno una volta... Spingo la porticina che fa accedere al posto di guida. E' aperta... No, non posso; che figura ci faccio se mi vede qualcuno... qualcuno chI, se non c'è nessuno... si vabbé ma se arriva... Entro nel vano di guida. Mi siedo. Metto le mani sulle manopole. Le giro lentamente, chiudo gli occhi e finalmente... dopo 40 anni... parto. ![]() | |
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| Piccola grande donna Massimo 3 novembre 2007 Nell'agghiacciante aggressione subita a Roma da una donna, ad opera di un romeno, c'è un dettaglio che ha arginato la caduta di una valanga d'odio: lo stupratore è stato denunciato da un membro del suo stesso gruppo. Da una donna. Se pensiamo alla nostra criminalità, soprattutto a quella che riguarda gli strati più emarginati dal nostro Paese, raramente accade che il gruppo espella il colpevole. Anzi, lo protegge. perché dà più importanza all'appartenenza, che alle regole violate. E così, tanto per fare un esempio, se la polizia va ad arrestare un criminale nella sua periferia, spesso si vede la gente che tira pentole dalla finestra. Questa Rom, invece, ha scelto il rispetto delle regole. In un giorno così triste per Roma per un atto di ferocia bestiale, voglio segnalare questo gesto di integrazione. Di una piccola grande donna Rom. ![]() | |
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| Guttuso Massimo Marnetto 21 ottobre 2007 Il coltello incide il limone nella parte alta, poi gira con delicatezza attorno, facendo allungare sotto la mano che lo tiene la spirale gialla della buccia. "Dicono che nei niei quadri abbia messo troppi limoni - fa Guttuso divertito dalla regolarità della sua manovra - ma io sono nato tra i limoni; il loro colore è quello della mia infanzia nelle campagne di Bagheria..." Seduto nella splendida sala di Palazzo Giustiniani, guardo l'intervista di un giovane Tornatore all'ultimo Guttuso, che scorre nel video al plasma, appartato rispetto alla mostra. Di là, sulla parete in fondo, c'è il grande quadro del "Funerale di Togliatti", con la folla disegnata senza colore e le bandiere rosse che fiammeggiano improvvise. L'impatto è notevole, ma le numerose citazioni di personaggi importanti ritratti tra la folla, depotenziano l'emozione. Mi fermo più a lungo davanti a "La spiaggia", dove Guttuso - libero da preoccupazioni intellettuali - tratteggia con amore e ironia la sua gente nella semplicità del riposo. "La solitudiane? - aspira una lunga boccata di fumo, poi risponde - No, un artista non è mai solo. Semmai ha la vita più corta di tutti, perché ha sempre più idee, che tempo". La buccia gialla cade per terra e l'immagine si ferma sullo sguardo dolce di un grande vecchio del Sud. ![]() | |
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| Uomo Ragno Massimo Marnetto 10 ottobre 2007 La gente lentamente arriva nella piazza dove abbiamo organizzato - come neo Associazione di quartiere “Civico 17” - la Festa delle Culture. Ci sono i due adolescenti che suonano i tamburi; il gruppo di ballo di bambini sudamericani, i genitori col poncho… il discorso dell’assessore… e poi… manca l’artista previsto in scaletta. La socia-presentatrice lancia occhiate di panico… “e già – farfuglia - il nostro amico ritarda… ma come dicono in tv… è questo il bello della diretta…” Si vede che è sull’orlo di una crisi di nervi. E qui, l’Uomo Ragno che è in me, prende il sopravvento per salvare l’umanità. Mi avvicino e per tappare il buco, mi offro di suonare una canzoncina che ho scritto parecchi anni fa. E’ talmente disperata che mi bacia e mi presenta con un enfasi da guest-star. Salgo sul piccolo palco, mi sistemo la chitarra e spiego che si tratta di un motivo legato ad una particolarità delle case presenti in questa parte di Roma umbertina: case molto spaziose, ma con un unico bagno. “E per me, cresciuto con altri due fratelli che leggevano chiusi nel bagno, ad ogni pipì rischiavo la vita” Suono. Finisco. (Applausi). Poi, un signore mi si avvicina con le mani in tasca e dice: “Per carità, la canzone era carina; ma invece di soffrire così, la pipì non la poteva fare in un vaso, come facevamo tutti?” Lo guardo in silenzio e l’Uomo Ragno che è in me constata ancora una volta che l’umanità, anche se la salvi, non è mai contenta. ![]() | |
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| Rosso Massimo Marnetto 3 ottobre 2007 Salgo sulla metro. Mi siedo. Ho la cravatta rossa per solidarietà ai monaci birmani. La ragazza di fronte a me ha una sciarpa rossa e il ragazzo in piedi vicino alla porta una felpa rossissima. Ci guardiamo. Notiamo i segni rossi. Rompo gli indugi e abbozzo un sorriso alla ragazza. Lei risponde e guarda il ragazzo. Adesso anche lui sorride. Siamo sconosciuti, ma ci siamo riconosciuti. ![]() ![]()
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| Aurelio - (nano romanzo) Massimo Marnetto 26 settembre 2007 Sono Aurelio Elmi, ragioniere in pensione. Ho lavorato alla Lane Pistone e Ottolenghi per 39 anni. Una vita. Mi passa il sale?.. Ho una pensione e avevo anche dei risparmi, ma poi il tumore della mia Elena si è portato via lei e tutti i soldi. Qui lo danno il vino? Sa, è la prima volta. Lei è africano?.. Parla italiano?.. "Ehi, voi due, sbrigatevi, sono quasi le 10. Stiamo chiudendo. Questa è una mensa dei poveri, mica una discoteca.." ![]() | |
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| Limite Massimo Marnetto 17 settembre 2007 E' domenica. Sta correndo a Villa Borghese. Vedo una ragazza infilare una mano leggerissima nella tasca dei pantaloni di un turista che le sta davanti. "Fermati!" intimo spaventando anche il turista. La ragazza si gela e ritira la mano. Il turista realizza, si risistema il portafoglio e cerca di capire se sono un poliziotto in borghese o quale altro motivo mi abbia spinto ad intervenire in modo così risoluto. Affronto la ragazza "La prossima volta ti faccio arrestare". Mi giro, vedo che è accompagnata da una donna gitana con un bimbo al collo. Ma non è finita. Scopro più in là una coppia di ragazze vestite da turiste (pantaloni chiari, cappellino bianco e carta di Roma in mano, che in realtà sono altre complici "guarda spalle". Con altri urlacci, faccio allontanare tutto il gruppo fino giù, a Piazza del Popolo, sperando di segnalarle a una pattuglia. Ma non c'è. Loro si fermano sui gradini della chiesa aspettando che me ne vada. Anch'io mi fermo e le fisso mentre il sudore della corsa mi gronda sul viso, assumendo involontariamente il comportamento di un poliziotto antiborseggio, Loro si alzano e vanno verso la fermata della Metro. Non voglio seguirle oltre, ma neanche lasciarle andare indisturbate a rubare ancora. Allora mi metto a gesticolare rivolto verso un punto a loro non accessibile, come se comunicassi a distanza con un'altra persona. Faccio con la mano aperta senza pollice il segno 4 e poi indico il gruppo, come se lo affidassi alla sorveglianza di un collega. Le ragazze e la donna si sentono osservate, si guardano interno, non capiscono e vanno via con aria circospetta. Riprendo a correre e penso che erano tutte donne; che sicuramente gli uomini del campo le obbligavano a rubare. Finisco la corsa. Mi passa il nervosismo, bevo alla fontanella, cerco dentro di me la solidarietà di un uomo di sinistra per gli emarginati: no, così non mi viene. I Rom sono il mio limite. perché penso che finché il furto rimarrà la loro attività principale, ci sarà sempre inimicizia. E allora? Non lo so. Sono stanco. ![]() | |
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| Esenzione Massimo Marnetto 14 settembre 2007 "Allora sa che faccio?.. Prendo il quadro della Madonnina di mia nonna che ho a casa, lo metto là, sopra lo scaffale dei quaderni e poi chiedo l'esenzione ICI come le librerie dei preti, visto che così pure una parte della mia cartoleria sarebbe dedicata all'attività di culto... Che ne dice?" Bell' idea, ma io volevo solo il ricambio per la mia penna... ![]() | |
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| Sicko Massimo Marnetto 12 settembre 2007 Essere povero in un paese che pensa prima ai ricchi è una doppia disgrazia. A dirlo – anzi a documentarlo – è Michael Moore con il suo ultimo film Sicko.tutto incentrato sulla sanità sociale (inesistente negli Usa). Se vuoi persone addomesticate – è la morale americana che Moore decodifica - falle indebitare di rate e spaventale con i nemici dell’ordine: accetteranno un lavoro a qualsiasi condizione e si chiuderanno in casa senza rompere le scatole. Quando esco, penso ancora di più che le tasse siano una conquista sociale e che dovremo difenderle con più convinzione. Intendiamoci: non mi piacciono gli sprechi, ma sono contento di pagare la mia parte per chi non gliela fa. ![]() | |
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| Lavavetri Massimo Marnetto 6 settembre 2007 Osservavo da tempo il grande incrocio vicino ala mio ufficio: ad ogni rosso del semaforo, un nugolo di ragazzini e adolescenti si buttava sui vetri delle macchine per poi chiedere una moneta. Il no degli uomini era considerato; quello delle donne (o degli anziani) veniva ignorato e la richiesta della mancia diventava più brusca. Il tutto avveniva sotto lo sguardo radar di un quarantenne comodamente appollaiato più in là. A Roma esiste un numero specifico per denunciare queste forme di sfruttamento dei minori; l'ho fatto e ho denunciato il tutto. Dopo qualche mese, quando pensavo già all'inutilità del mio gesto, hanno arrestato lo sfruttatore e avviato tutti i minori in una casa d'accoglienza, che ne cura il recupero. A più di un anno di distanza da quell'episodio, scoppia la grana dei "lavavetri", con tanto di indignazione della sinistra estrema contro i provvedimenti del sindaco di Firenze, grida di orrore dei suoi intellettuali e scandalo degli ortodossi di Rifondazione e dintorni per l'accanimento "verso i più deboli". Io continuo a pensare che feci bene a denunciare lo sfruttamento dei ragazzini del semaforo, perché credo che il permessivismo sia una variante ipocrita dell'indifferenza. Certo, ci sono stati arresti, fermi, ma spesso il percorso di recupero di un irregolare inizia con una sanzione. In più, credo che siano deboli che la sinistra debba tutelare anche quelle donne e quegli anziani che subiscono l'arrembaggio al loro parabrezza ogni semaforo. Morale: il rispetto delle regole difende i deboli e quindi è di sinistra. ![]() | |
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| Ospitalità Massimo Marnetto 30 agosto 2007 "Com'è andata l'ospitalità dei bambini bielorussi?" La mia amica alla mia domanda sgrana gli occhi e finisce di masticare nella sala mensa semi deserta di fine agosto. "Malissimo, grazie". Mi si spegne il sorriso e aspetto senza insistere per vedere se ha voglia di parlarne. "Ho ospitato due adolescenti di 12 e 13 anni, che avevano in tasca già la lista di quello che dovevo comprare: telefonino, play station, orologio..." Mangia un'altra forchettata d'insalata e riprende: "Sono stata la prima settimana a dire no... a far capire loro che lo scopo di questo soggiorno non era fare la spesa proletaria in un paese ricco... che io non ero un pollo da spennare..." "E loro?" "Alla fine hanno capito, ma con la rassegnazione di chi è stato sfortunato a trovare una taccagna italiana". Lascia mezza porzione, beve e inizia a torturare il tovagliolino di carta. "Vedi Massimo, per carità... alla fine qualcosa ce la ci siamo scambiata... Forse già il fatto di vivere con una persona che lavora, non beve, non fuma e li ascolta, con tutti i limiti della lingua diversa, è già stato importante per loro. Ma dopo questa esperienza, penso di non ripetere l'esperimento. Perché non credo serva loro venire a vedere per un mese che si può vivere in mezzo ai lussi, per poi ternare nel loro orfanotrofio. E' solo una frustrazione. Molto meglio andare noi da loro. Magari per un periodo più breve, ma a portare nella loro realtà un po' di umanità, e qualche dono, perché no?..". Le offro un caffè e tornamo al lavoro. ![]() | |
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| Anticoli Massimo 10 agosto 2006 Amici ci invitano ad Anticoli, l’ultimo paesino del Lazio prima dell’Abruzzo. Da qui venivano le famose modelle anticolane, che a Roma, i pittori tra ‘800 e ‘900 si litigavano per i loro ritratti. Appena scendo dalla macchina, sento subito quel profumo di paese nelle strade, che è un misto di ragù, muschio e camino. Mentre passeggiamo, i nostri amici ci dicono che il luogo era diventato il ritrovo dei pittori che orbitavano su Roma, con oltre 50 studi censiti prima della seconda guerra. Anche il nonno dei nostri ospiti era un pittore e grazie al suo impegno esiste un piccolo museo d’arte moderna, composto con le donazioni degli artisti che hanno lavorato ad Anticoli. Lo visitiamo; è raccolto, ma ben condito. Mi colpisce in particolare un ritratto sbiadito in un angolo. “Quello era un po’ picchiatello – fa il mio amico – ed era talmente al verde, che passava per gli altri studi chiedendo: che hai un po’ di rosso?.. mica t’avanza del giallo?..” Arriviamo finalmente nella loro casa: è molto bella. Un ex piccolo convento con giardino con al centro un pozzo del ‘600. Dentro tracce di storia familiare ovunque (foto, scritti, libri…) e quel pavimento in cotto originale, tutto frantumato e lucido di secoli di suole. Mi affaccio sgranocchiando una focaccina con ricotta e prosciutto, e sotto vedo la verde valle dell’Aniene. Mi riempio i polmoni di una bell’aria resinosa. Vorrei fare qualche pensiero romantico e solenne, ma un dolce grido rompe l’incantesimo: “A tavolaa!”. ![]() FINE DELL'INTERVALLO![]() 5 agosto Rowena 6 agosto 2007 Quando si esce di casa, nella tarda mattinata di una domenica, 5 agosto, la città è deserta. L’unico grumo di gente davanti all’edicola, la sola aperta nel raggi di mille chilometri suppongo, per lo più babbi coi bambini per mano, a cercare albi da colorare o qualsiasi cosa che li tenga buoni nella calura del pomeriggio. Si pedala volentieri, la giornata è bellissima, calda come dev’essere una giornata d’agosto, e ventilata. Si attraversa la città, verso il mare, e qui la pista ciclabile si snoda in mezzo a parchi alberati, costeggia scivoli e altalene, sfiora vecchietti sulle panchine, si incurva in ponticelli che imitano Amsterdam. E pedalata su pedalata la città si sfila dietro a noi, fino ai cancelli arcigni di lussuose ville, poi a qualche casolare, poi più niente. Uno di noi è la 654° bicicletta che passa, ci avverte un cartello luminoso. Fuori città il traffico aumenta, e il vroom vroom incessante delle macchine che ci transitano a fianco ci impedisce di sentire il silenzio. Che sarebbe immobile, come il paesaggio che si stende attorno, dalla campagna alle creste delle industrie, impennacchiate di fumo, che ci mostrano da lontano, sulla sinistra, dove si trova il porto. A destra ciuffi di alberi e un campanile di forma ravennate, rotondo e tozzo; ai pensa subito a Classe, ma non è. Pedalo contro il vento che soffia, a volte anche un po’ troppo rudemente per la mia pedalata rilassata e pigra, dal mare. E le gambe avvertono la resistenza di un’ appena percettibile, ma costante, risalita verso la costa; che la città sia sotto il livello del mare è cosa risaputa, ma lo si nota solo quando si va in bicicletta. E al ritorno si fa sempre più in fretta, sfruttando l’appena percettibile, ma costante, discesa. Il paese sulla costa assomiglia a tutti i paesi di mare, con la gente che cammina in mezzo alla strada, i negozi aperti e, fuori, le esposizioni di cappelli e salvagente, ciabatte e prendisole. Cerchiamo – ma è dall’inizio dell’estate che lo stiamo cercando – il posto ideale per fermarci, lontano dagli altoparlanti che sparano musica nelle orecchie o, peggio, il blabla dei dj. Le biciclette scompaiono nella pineta, ne riappariranno solo a tarda serata. ![]() | |
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| Nero (nano-romanzo) Massimo Marnetto 17 luglio 2007 Mamma corri. Dal rubinetto esce acqua nera. Mary Andelson con i suoi innocenti 5 anni non sapeva di essere la prima testimone della fine. L’ecosistema aveva collassato, decretarono gli esperti in Tv, ma non dissero altro per non aumentare il panico che si stava già impadronendo del mondo. In 24 ore si sparse la voce che l’acqua potabile sarebbe riapparsa sulla terra non prima di 72 anni e già le strade erano piene di morti per il saccheggio di bottiglie d’acqua. Dopo un mese, rimaneva in vita solo un decimo dell’umanità. Il mare nero vomitava pesce marcio sulle spiagge e i fiumi neri avevano tinto i pilastri dei ponti. I disperati della sete vagavano nelle vie e bevevano nelle pozze putride fino a morirne avvelenati, con il viso immerso immobile nella guazza. Nessuno sopravvisse. La terra smaltì la sbronza di polveri sottili. Digerì le macerie. Si ricoprì di foreste, aspettando con eterna calma il ripresentarsi della causale combinazione della vita. Riparti con un’altra alba, altri esseri. Senza Mary Andelson o chi le somigliasse. | |
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| Ma chi me lo fa fare? Massimo Marnetto 26 giugno 2007 Io m’interesso di politica, perché penso che ci siano ancora tante persone deboli senza tutele adeguate. Ma riconoscerle non è facile come un secolo fa. Allora, i deboli stavano tutti da una parte e i forti dall’altra. I lavoratori di qua e i “padroni” di là. Oggi, se il nuovo Partito Democratico vuole tornare a battersi per chi sta in sofferenza, non può più rappresentare una “classe”, ma deve indicare un nuovo modello sociale che comprenda tutte le persone in difficoltà, sparse in tutti gli strati sociali. Pensionati al minimo, precari senza un futuro, anziani non autosufficienti, madri senza asili, cinquantenni espulsi dal lavoro, famiglie senza la certezza di un alloggio… A queste persone penso quando, nei momenti di fatica, mi chiedo: ma chi me lo fa fare? E vado avanti. ![]() | |
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| Ascolto Massimo Marnetto 25 giugno 2007 Ariccia (RM) – L’Associazione Nens (Nuova economia, nuova società) m’invita a un workshop insieme ad altre persone che ruotano attorno al Partito Democratico. A pranzo, arrivano al tavolo dove mi sono appoggiato Cuperlo e Zingaretti. Sorriso per rompere il ghiaccio e tutti concentrati ad addentare prosciutto e fichi. Passata la prima fame, chiedo a Cuperlo “Hai visto che Reichlin non ha smesso mai di leggere il giornale, mentre gli altri parlavano. Ma questo secondo te è normale?” “Guarda – fa lui pulendosi la bocca – è un tic da vecchio dirigente. Quando noi (rivolto a Nicola Zingaretti, che sorride) parlavamo al quartier generale del Partito, gli anziani potevano leggere; quando parlavano loro, noi giovani stavamo ritti sulle sedie senza neanche fiatare”. “Eppure – fa sornione Zingaretti – ti ascolta di più chi fa finta di non ascoltarti, che chi fa finta di ascoltarti”. ![]() | |
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| Ciao tecnologia (Hi! Tech) Massimo Marnetto 15 giugno 2007 A Roma si è concluso primo festival dell’innovazione (Hi! Tech) dove ho curiosato più che potevo. Tra piazza Augusto Imperatore e il nuovo auditorium dell’Ara Pacis era tutto un campus di dibattiti, istallazioni e crocicchi di giovani che parlavano sdraiati sull’immenso prato sintetico che rivestiva Via Ripetta. Alla fine – tra nuove tecnologie applicate alla democrazia, al sapere globale e al metamondo di second life – ho cercato di tirare le fila. E così, mentre annaffiavo in terrazzo, mi è venuto in mente che l’innovazione fa fatica ad affermarsi in Italia perché non è figlia dell’emergenza , ma della preveggenza. Insomma, se corri appresso alla realtà e ai suoi nuovi bisogni, bene che vada, metti delle pezze. Se vuoi anticipare i problemi con delle soluzioni innovative, devi porti nell’ottica della previsione dello sviluppo e delle sue criticità. No come succede per le mie rose rampicanti… che metto il ramato quando le foglie sono già belle e tarlate. ![]() | |
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| Pastorelli Massimo Marnetto, 5 giugno 2007 Vedo una fila di giovani davanti a un portone, vicino al Vaticano. Mi avvicino e chiedo. “Niente – risponde un ragazzo del gruppo con un evidente accento pugliese – stanno selezionando giovani per 4 posti da pastorello. Sapete – precisa – quelli di Fatima sono quasi tutti morti; i segreti sono stati tutti svelati e quindi devono ricominciare da capo”. Ma ci vogliono titoli particolari? chiedo. “Beh, io ho fatto anni di presepe vivente e quindi spero che ne tengano conto”. “Io – s’inserisce un altro ascoltandoci – sarei disposto anche a fare la pecorella. L’importante è entrare; poi, tutto dipende dall’apparizione…” ![]() | |
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| Giovinismo Massimo Marnetto 29 maggio 2007 Giovani. Presto, ci vogliono i giovani in politica... Ormai, dopo la siccità, è questa la nuova emergenza. Bene, ma chiedo: quando diciamo “più giovani nella politica” che intendiamo dire esattamente? Più coraggio? Propensione al nuovo? Rottura degli schemi? Tutte qualità – queste – più che necessarie e che si trovano spesso nei giovani, ma che altrettanto frequentemente si accompagnano a limiti deleteri per la politica: improvvisazione, drasticità, emotività, ecc.. Allora?.. ci teniamo stretti i nostri soliti noti? No, un cambiamento ci vuole. Ma non mi piace questo “giovinismo” ostentato come il toccasana di tutti i mali del paese, semplicemente perché non mi piacciono le semplificazioni. Mi convince di più il rinnovamento della politica basato su nuovi metodi di selezione delle candidature. Meglio un novantenne scelto con le primarie; che un trentenne d’arredamento messo in bella mostra dal solito gruppo di veterani, per rinfrescare il presepe vivente della politica. ![]() | |
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| Risveglio domenicale Massimo Marnetto 22 maggio 2007 Ho comprato un elicriso, una pianta aromatica che cresce sulle dune di mare e profuma di liquirizia. Ho visto i suoi splendidi fiorellini gialli nello stand di una fiera dei fiori. Ero indeciso; mi piaceva molto anche una bellissima piantina di cappero. “Io glielo do il cappero – ha fatto il vivaista di Cava d’Aliga nel ragusano – ma questa è un’erba dispettosa come una femmina: cresce rigogliosa tra le pietre se la ignori; ma si rifiuta se uno la vizia con la terra buona e l’acqua”. Adesso che inizia a far caldo, la mattina quando mi sveglio molto prima degli altri, apro tutte le finestre per fare scorta di fresco e la domenica mi vado a bere il caffè in terrazzo. Quando ho svuotato la tazzina, passo la mano tra i rami della lavanda, poi strofino delicatamente la mentuccia per finire con una carezza all’elicriso. Quando annuso la mano, quel mix di odori mi scaraventa da un cortile romano alle dune del Mediterraneo, mentre le rondini rigano il silenzio della prima luce con voli chiassosi. ![]() | |
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| Muri Massimo Marnetto 12 maggio 2007 La divisione protegge? Un muro difende? Al Festival della filosofia “Confini” all’Auditorium di Roma si parla del tema “Quando i confini diventano muri” Sul palco un inedito ibrido di filosofi e architetti che hanno analizzato i significati del muro come confine e “dispositivo bio-politico per eccellenza” da Berlino, a quello che taglia Nicosia nell’isola di Cipro, fino ad arrivare a Gerusalemme e Israele. “La separazione – fa l’architetto Petti che lavora molto in Medio Oriente – si può ottenere anche creando isole artificiali come hanno fatto a Dubai, per poter giocare d’azzardo in un territorio offshore visto che sulla terra ferma il Corano lo vieta”. “I muri – dice il filosofo Papadakis (Cipro) – creano una divisione assoluta. Il confine ammette il passaggio, la relazione; il muro no. A Nicosia, si chiama la “zona morta” e l’unica cosa che accomuna la parte greca con quella turca è il vittimismo, che rende gli uni insensibili al dolore degli altri. Siamo malati di autismo etnico”. “In tutte le lingue di origine indoeuropea - afferma Curti (filosofo) – il termine confine rimanda al solco tracciato con l’aratro ed è quindi profondamente legato alla terra. Ora l’equazione più terra, più cibo non ha più senso e tutto evolve verso altre forme di identità e di confini pur nello stesso suolo”. “Mai come ora – Cruz (filosofo spagnolo) – si è idealizzata la vita passata della comunità “degli identici”, dove tutti vivevano felici prima dell’immigrazione… Si fa strada la frontiera selettiva, dove la possibilità di movimento diventa status delle classi più colte” “Basti vedere quello che accade in Israele – parla Curi (architetto che opera nei Territori Palestinesi) – per la stessa distanza un’auto israeliana ci mette un quinto di quanto impiega un autista palestinese. Il muro che corre per le campagne israeliane separa le case arabe da quelle dei coloni, rigorosamente con tetti rossi per essere riconosciute dall’aviazione. E’ un muro fatto di lastre di cemento prefabbricato, che danno almeno la speranza di poter essere un giorno spostate”. All’uscita, avrei voglia di andare al Caffè per aspettare Vergassola che alle 22 parla di satira e sberleffo, ma sono troppo stanco e affamato. La sera è tiepida e c’è profumo di ciclamino. Punto verso casa e mi ricordo pure di comprare il latte. ![]() | |
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| Concretezza Massimo Marnetto 6 maggio 2007 "Ecco, vedi questo vestito bianco? Era il sogno della figlia di una extraomunitaria per poter fare la prima comunione come le sue amiche. A forza di passa parola, alla fine glielo abbiamo trovato" Grazia è una donna sveglia che ha messo su l'Associazione Salvamamme, dove seguono i bisogni delle donne extracomunitarie dalla gravidanza in poi, usando solo oggetti, cibo e tempo regalati. Da lei mi ci ha portato un'amica della Lista Civica per Veltroni che la conosce da tempo, da quando Grazia se ne è andata vent'anni fa dai Radicali e ha deciso di fare politica così. Parliamo del nostro corso di italiano che è stato letteralmente disertato. "Certo - fa lei - l'italiano lo imparano da soli, male, ma quanto basta a lavorare" "E allora?" "Allora devi pensare che queste donne vivono anche a 2 ore di auobus da Roma e spesso hanno un marito o un compagno che non le lascia andare se non per lavoro. Per esempio, quando abbiamo organizzato il corso di ginecologia, abbiamo preparato per loro un pacco di alimentari, che davamo alla fine di ogni lezione. Questo scambio ha alzato notevolmente le presenze, non solo per la promessa di cibo, ma soprattutto perché i mariti vedevano vantaggioso mandare le mogli al corso". Finisco l'ultimo sorso di caffè e la saluto con l'accordo di collaborare e la sensazione di aver imparato molto. Un bel bagno di concretezza, senza tante storie. Come succede sempre con le persone serie. ![]() | |
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| Amen Massimo Marnetto 3 maggio 2007 Quando qualche prelato manifesta le sue critiche, il primo che si azzarda a replicare si becca il richiamo del “nessuno deve impedire alla Chiesa di esprimersi”. Mi sta bene. Ma allora perché l’Osservatore Romano definisce il pensiero di Andrea Rivera “terrorismo” solo perché dal palco di S.Giovanni ha criticato la Chiesa per non essersi evoluta? E per aver negato a Welby il conforto di un funerale religioso, concesso a dittatori sanguinari e criminali conclamati? Quando non ci sono insulti e calunnie siamo nel territorio della libertà di pensiero. Né all’inferno, né in paradiso. Amen. ![]() | |
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| Siccità Massimo 26 aprile 2007 Vado a prepararmi per uscire. Attraverso il salone, mi accorgo di uno strano calo di luminosità. M'avvicino ai vetri e vedo il cielo scuro e carico di pioggia. Che bello, piove, penso. E' la prima volta che la pioggia mi sembra una cosa bella. Ormai la penso come un magrebino: l'acquazzone non è una scocciatura, ma un dono di Dio. Che sia la siccità l'elemento di riavvicinamento delle culture? ![]() | |
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| Armi Massimo Marnetto 18 aprile 2007 Ora di cena. Accendo la tv in cucina. Vado sulla La7 e Ferrara già sta in crescendo “…quindi, non sono le armi in sé negative, ma l’uso che se ne fa. Paradossalmente, se qualcuno dei ragazzi morti avesse avuto una pistola, poteva subito ammazzare il pazzo ed evitare la strage”. Rimango di sasso. Tolgo l’audio e smetto per un attimo di apparecchiare. Non riesco a capire come una persona intelligente come Ferrara non capisca che la disponibilità delle armi nei supermercati ne renda l’uso “normale” e di conseguenza, “normalizzi” la morte da scontro a fuoco. Intendiamoci, anche da noi si scopre spesso che uno psicopatico ha avuto il suo bravo porto d’armi, nonostante avesse dato segni di squilibrio. Ma almeno la complessa procedura prevista per poter detenere ed acquistare un’arma, ne fa una scelta “straordinaria” ; e come tale percepita come un’eccezione. Una protezione culturale più efficace di quanto si pensi. ![]() | |
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| Imprudenza Massimo Marnetto 16 aprile 2007 Sul fermo immagine finale, in sala parte l’applauso. Una cosa veramente rara, ma anch’io batto le mani, ancora immerso nell’incantesimo del film “Le vite degli altri”. Una storia rarefatta e implacabile come il comunismo degli ultimi anni della Germania dell’Est, impersonato dal livido il volto dell’agente della Stasi, incaricato di spiare uno scrittore e i suoi amici artisti. L’uomo – contratto nella sua fredda ideologia - origlia giorno e notte le persone che s’incontrano nell’appartamento dello scrittore. Artisti che si scambiano i loro frammenti di libertà come fosse una sigaretta da fumare insieme di nascosto. Florian Henkel - sceneggiatore e regista - racconta, in modo asciutto e pieno d’invenzioni, la forza inesorabile dell’arte; un’energia lenta e abrasiva che vince ogni resistenza in chi le si avvicina troppo. Paradossalmente, in un film attraversato da rischi e pericoli, la vera imprudenza irrimediabile è quella commessa da questo agente, che si espone senza precauzioni alle emozioni. ![]() | |
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| Carmen Massimo Marnetto 14 aprile 2007 Buongiorno Carmen. “Bonciorno seniore, se accumodi qui, prego”. Grazie, vorrei LAVARMI i capelli; poi TAGLIARLI con le FOR-BI-CI e tingerli color CASTANO con riflessi ROSSI... Carmen è la prima volta che cerca d'imparare l'italiano; per me, è la prima che provo ad insegnarlo ad una giovane donna boliviana, orgogliosissima di avere un diploma da estetista. Siamo un gruppetto di volontari della Lista Civica Roma per Veltroni convinti che politica e volontariato debbano fondersi. Solo un paio di noi ha una specifica esperienza didattica. Quando arrivo nella sala che ci ha messo a disposizione una Onlus, per un po' guardo. Poi, vedo questa giovane donna - piccolina e cicciottella - che si gratta continuamente la testa puntando e togliendo la matita dal foglio degli esercizi. “Si tratta di un test d'ingresso - mi dice la mia amica esperta - e quindi devo farlo da soli per sapere a che livello conoscono la lingua. Tutto giusto, ma non posso vedere la frustrazione della donna davanti a strane parole, senza muovere un dito. Mi avvicino, mi presento e cercando vocaboli semplice e simili allo spagnolo. Poi, quando mi dice che è estetista, punto dritto verso tutte le parole che riguardano quel mestiere. Così, parliamo di PETTINE, SPAZZOLA (no, non espassola, ma spazzola) unghie, peli, messa in piega… Poi, alla fine dell’ora e mezzo, giochiamo alla parrucchiera e al cliente. E qui, lei si diverte come una matta. Mi allontano, mi avvicino, faccio finta di aprire una porta e le dico “Buongiorno Carmen…” ![]() | |
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| Stadio Massimo Marnetto 8 aprile 2007 Ormai è come Pamplona. Per molti tifosi la vera attrattiva dello stadio non è la partita, ma lo scontro. L’emozione irresistibile non è il goal, ma la rissa. E così, nello stadio – come nella cittadina spagnola – il fischio dell’arbitro libera i tori della violenza, che corrono da una curva all’altra travolgendo chiunque abbia la disavventura di trovarsi sul loro cammino. Il rito prevede una liturgia ormai consolidata in crescendo: cori, striscioni provocatori, insulti, lancio di oggetti e finalmente la carica del “nemico”. Alla fine, ogni tifoseria torna nei suoi accampamenti e gli eroi passano la settimana a raccontare le loro gesta nei bar, sui muretti, nelle radio dei taxi… Gli altri intanto – noi – si leccano le ferite: muri imbrattati, autobus danneggiati, treni distrutti… Ma è lo sport, stupido. ![]() | |
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| Giovani Massimo Marnetto 31 marzo 2007 "Bisogna attirare i giovani alla politica". Ho sentito decine di volte questo lamento. Ma nessuno che abbia mai avuto l'onestà di ammettere che i giovani non s'interessano alla politica semplicemente perché è noiosa, fatta da persone noiose e in posti noiosi. Così, quando come coordinatore della Lista Civica Roma per Veltroni del mio quartiere (Prati) mi è stato ripresentato il problema, ho pensato a qualcosa di nuovo. E mi sono inventato "Prati Digital Party", un corso di video digitale rivolto ai giovani per insegnare loro come raccontare in un corto di 10 minuti una persona o un luogo del quartiere. Ho avuto la fortuna di trovare una regista disponibile, che si è appassionata all'idea e così ha coinvolto un suo amico operatore TV. Poi, sempre perché la fortuna aiuta gli audaci, è scappato fuori anche un esperto di montaggio. E il posto? Qui mi sono venuti in mente i Valdesi, che al contrario delle parrocchie, sono molto ospitali e aperti a nuove esperienze di aggregazione. Così, dopo avermi voluto (giustamente) conoscere e capire il progetto, mi hanno messo a disposizione una sala imbiancata di fresco e con una porta che dà su un delizioso cortile fiorito, dove potremo prendere un po' di fresco quando la stagione inizierà a scaldarsi. Il corso, infatti, durerà da maggio a Giugno e si concluderà con una proiezione pubblica dei lavori (sto cercando un bel posto...) Se poi mi riesce il colpaccio, verrà anche Veltroni alla proiezione, visto che dal cinema e dai giovani si lascia coinvolgere volentieri. Spero che così i ragazzi scoprano cose interessanti del quartiere. E della politica. ![]() | |
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| Gitano Massimo Marnetto 30 marzo 2007 Il suonatore gitano di fisarmonica sale ogni mattina sempre alla stessa fermata, quella vicino al campo Rom, proprio prima dell’area industriale dove scendo io. A differenza di altri suoi compaesani, è sempre curatissimo, con camicie sgargianti e la testa nera lucida di brillantina: una via di mezzo tra un gaucho argentino e un gangster in libera uscita. La fisarmonica la porta in grembo come un figlia. E’ consumata dall’uso e la mancanza di qualche guarnizione di madreperla la fa sembrare sdentata come il suo padrone. Appena si sistema a sedere, attacca con la sua solita telefonata urlata. Serve a far sapere al mondo – cioè a noi pochi malcapitati passeggeri ancora a bordo – che lui possiede un cellulare e tanti amici con cui strangolarsi dalle risate. Quando mi alzo per prepararmi a scendere, ci incrociamo sempre con gli sguardi; sfoggia il suo sorriso con qualche buco e gli scappa una lieve oscillazione del capo, per compiangermi con benevolenza per la mia giacca e cravatta, lui che invece è già abbronzato e va a suonare al mercato. ![]() | |
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| Desidera? - Nano romanzo Massimo Marnetto 17 marzo 2007 Si colpì con il palmo della mano la fronte e esclamò: "Porca miseria!... ecco che mi sono scordato: devo fare dei figli." Paolo aveva 35 anni suonati e aveva sempre vissuto per le sue ricerche geologiche. Così entrò in un bar, si sedette al tavolo vicino alla finestra e aspettò che arrivasse la cameriera. In un istante si avvicinò una ragazza un po' cicciottella e truccata alla buona, con il blocchetto delle ordinazioni in mano. "Desidera?" "Un caffè e poi... se proprio lo vuol sapere, vorrei un maschio e una femmina. Lei che fa stasera?" Si diedero del tu e adesso accompagnano i nipoti alla scuola. Ma hanno avuto due femmine. ![]() | |
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| Nano pensiero Massimo 8 marzo 2007 Ci si incontra sui valori in evoluzione, non sulle verità non negoziabili. ![]() | |
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| Se e ma
Massimo Marnetto Rivoglio i se e i ma. Perché servono a ragionare e a fare scelte in condizioni complesse. Come la missione in Afghanistan. Chi prende posizione "senza se e senza ma", vuole semplificare. Ma in un tema così complicato coma la politica estera questo atteggiamento è l'anticamera del populismo. Stavolta a sinistra. | |
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| Chiara
Massimo Marnetto 10 febbraio 2007 Chi
viene in cucina a farmi ripassare la parte mentre preparo? Per mesi,
mia moglie ha precettato a turno tutta la famiglia per poter
recitare con i suoi colleghi. E io, là a fare in falsetto la
parte di Clelia Ridabella... fino alle nove, nove e mezzo... morendo di
fame e torturato dai profumini... E come Dio vuole,
finalmente, è arrivata la prima. Le ragazze ed io
stavamo in platea per assistere al "nostro" debutto
pronti per goderci uno spettacolo alla
buona e invece ci siamo divertiti come matti, grazie alla bravura dei
dilettanti e alla commedia molto divertente liberamente tratta
dal "Povero Piero" di Campanile. L'affluenza è stata
incredibile, anche perché tutti gli attori sono professori
in un liceo dei Gesuiti e quindi gli alunni non si sono fatti scappare
la ghiotta occasione per ridere dei loro seriosi docenti, protetti
dall'immunità
teatrale, compresa l'esigente prof di greco
e latino (mia moglie, appunto). "Abbiamo dovuto lasciare fuori
un sacco di gente" mi ha detto raggiante ieri, con la voce un po' roca
dallo sforzo, "e abbiamo il tutto esaurito fino a domenica. Mica
è vero che recitando si acquista sicurezza; io ho sempre
più paura di dimenticarmi qualche battuta, però
prevediamo di incassare i soldi per mandare a Chiara tutte le
zanzariere che le servono".
Ps. Chiara Castellani è l'unico medico per centomila abitanti in una zona di cinquemila chilometri quadrati, lavora in un ospedale abbandonato dai belgi a Kimbau, nello Zaire, oggi Repubblica democratica del Congo, senza acqua ed energia elettrica. Nel 92 ha perso un braccio in un incidente in mezzo alla savana, ma ha ripreso il lavoro come se avesse avuto l'influenza. E quando si mette in testa che deve trovare le zanzariere per evitare la malaria ai suoi pazienti, rompe le scatole a tutti, finché gli amici non s'inventano qualcosa pur di farla star zitta. Almeno per un po'... | |
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| Sorpasso
Massimo Marnetto 9 febbraio 2007 Cosa sta succedendo alla Chiesa? Se lo chiedono esperti su tutti i giornali. Io ho una mia idea. La Chiesa ha anticipato il mondo “secolare” nel riconoscimento dei primari diritti sociali. Poveri, donne, bambini, ammalati, carcerati… sono stati investiti da dignità e assistenza, quando nessun altro pensava lontanamente a loro. Con la rivoluzione francese c’è stato il sorpasso. Si è passati dalla pietà, al riconoscimento dei diritti. E da allora, l’esperienza laica ha elaborato nuove e sempre migliori forme di tutela. La beneficenza è stata soppiantata dal welfare e così i territori d’influenza ecclesiale – mediati dal bisogno materiale - si sono sempre più ristretti. La Chiesa avrebbe potuto rilanciare sul bisogno di senso, come sembrava aver fatto con il Concilio Vaticano II, ma la primavera del dialogo ha dovuto restituire il campo al riflusso autoritario. Ora la CEI sente nuovamente i bersaglieri sotto le mura e così ha deciso di riesumatre dal suo arsenale l’arma di dissuasione di massa del “non possumus”. Che tradotto dal latino significa: chi non fa quello che diciamo noi, si scordi i voti cattolici. ![]() | |
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| Convivenze
Massimo Marnetto 6 febbraio 2007 “Con la mafia si deve convivere” diceva una volta l’ex ministro forzista Lunardi; “con i morti negli stadi si deve convivere” ripete sostanzialmente oggi Matarrese della Lega Calcio. Il messaggio è sempre lo stesso: invece di perdere tempo nelle cose velleitarie (cambiare questo paese) è molto più pragmatico lavorare sul senso di adattamento degli italiani, una vera specialità della casa. Anche perché queste convivenze di fatto non sono tra quelle che danno fastidio alla Chiesa. Stiamo parlando di banale violenza assassina, mica di sacra sessualità. Quando sotto il lenzuolo ci sono due amanti, Ruini lo alza; se c’è la salma di poliziotto, non ha niente da dire. ![]() | |
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| Tunnel Massimo Marnetto 30 gennaio 2007 La pausa di pranzo è sempre un combattimento. Da una parte io con i miei propositi di smaltire la mia pancia; dall’altra, il cibo fumante che appanna i vetri dei banconi della mensa. Apparecchio il vassoio, inizio a spingerlo sul piano ripassandomi come un matra le mie solenni decisioni. Passo davanti alla pasta, serro la mascella e la ignoro (bravo); schivo la braciola e indico stoicamente il pallido merluzzo bollito (così si fa). Arrivo nella zona contorni e il mio senso del dovere mi impone un piatto di finocchi sconditi. Obbedisco e proseguo (lo vedi che puoi). Ce l’ho quasi fatta. Ma adesso arriva la prova suprema: passare davanti al vassoio delle patate al forno,. croccanti, bruciacchiate, lucide di olio e maledettamente sexy. Sento che mi chiamano, immagino il loro sapore e la bocca mi si allaga di acquolina. Devo farcela, ma loro fanno i coretti “mica sarai matto; dai non lasciarci qui, prendici nel piatto e dicci di sì…” Esito, blocco la fila (resistere, resistere, RESISTERE), faccio un passo, poi un altro e sono miracolosamente fuori dal micidiale incantesimo. Mi siedo al tavolo vittorioso, ma stremato. Così non posso andare avanti. Prima o poi dovrò andare in una comunità ed uscire una volta per tutte dal tunnel delle patate al forno. ![]() | |
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| Ciao Abbé Massimo Marnetto 24 gennaio 2007 Da una parte l’Abbé Pierre, dall’altra Ruini. Il primo che si sporca con i poveri per incontrarli nei loro bisogni; che confessa la sua umanità per aver amato una donna e comprende l’amore fino alle unioni omosessuali. Il secondo – asettico e sempre chiaro come un neon - che nega il funerale a Wemly “con sofferenza” e ricorda a chi si nutre di voti cattolici che se li deve guadagnare allineandosi nella lotta ai Pacs. Da ragazzo ebbi la fortuna di ascoltare l’Abbé Pierre durante un incontro nazionale del volontariato dei gesuiti. Ne fui colpito per la sua spericolata autenticità. Ironico, profondo, diretto al punto da mettere più volte in imbarazzo l’interprete che tentava disperatamente di purgare le sue parole. Lo andai a salutare come tanti. Puzzava un po’, ma non smetteva di sorridere stringendoci le mani. ![]() | |
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| Sola Massimo 18 gennaio 2007 Metropolitana. Lei è seduta davanti a me. E' una giovane donna, fissa un punto, assorta in una discussione mentale così sentita, che ogni tanto le scappa qualche smorfia di rinforzo. Nel suo agitato silenzio formula domande e immagina risposte. All'improvviso sposta gli occhi verso di me e io scappo con lo sguardo in alto. Mi scoccia che mi abbia sorpreso a ficcare il naso nelle sue cose. Sto per un po' rivolto verso l'altro lato. Poi torno a guardarla. Il suo viso è immobile. Le viene da piangere, ma si sforza per non cedere. Spinge con pollice e indice le borse degli occhi. Cerca con urgenza nella tasca un fazzoletto. Piange in silenzio, si aciuga con fretta, tira su col naso. Ma non guarda se la guardano. E' sola. Scende. La metropolitana riparte carica di storie. | |
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| Occlusione Massimo Marnetto 16 gennaio 2007 Cena tra amici. Ce n’è uno nuovo, fa il dentista e in poche battute ci introduce negli arcani misteri della “occlusione scorretta” dei denti. “Vi ricordate Tomba?.. quando ha iniziato a inforcare paletti? Sembrava finito. (silenzio generale nel tavolo e posate ferme) A un certo punto, un suo amico odontoiatra gli fa: ma che sei andato dal dentista ultimamente? Sì, fa il campione. Allora domani vieni nel mio studio, giusto per togliermi un dubbio (la pasta si sta freddando, ma non importa…) Oh, non gli scopre un’occlusione difettosa per pochi millimetri. (Allora?..gli chiediamo quasi in coro) Allora, gli prepara un piccolo apparecchio e gli chiede d’indossarlo durante la gara. Beh, da quel momento, Tomba ha ripreso a vincere come un matto Basta una capsula più alta di pochi millimetri e può cambiarti la vita.” Appena lui ha finto il racconto, istintivamente ci siamo messi tutti ad aprire e chiudere la bocca più volte, per controllarci la chiusura dei denti. Ma intanto gli spaghetti, tra loro, si erano occlusi perfettamente. ![]() | |
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| Segno Massimo Marnetto 12 gennaio 2007 Finalmente ho visto un segno. Ho capito che il nuovo Governo sta cambiando veramente le cose. No, non parlo delle liberalizzazioni decise a Caserta, ma della Dandini in prima serata. Alle 9 di sera! Oggi esco e vado subito a pagare il canone. ![]() | |
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| Pistolotto Massimo Marnetto 9 gennaio 2007 Che differenza c'è tra la politica e il volontariato? Semplificando, si potrebbe dire che la politica si dedica a sanare le cause di un problema; il volontariato interviene - e rapidamente - invece sugli effetti. Nel mio caso, quando ho toccato con mano la sofferenza delle persone, mi sono chiesto - con gli anni - se tutto questo disagio si poteva evitare o quanto meno ridurre con azioni più lungimiranti. Tutto questo per dire che mi stupisce che una delle massime organizzazioni concentrate sulla povertà - la Chiesa - non abbia mai sentito il bisogno di preparare esperti di sviluppo sociale e riduzione della povertà - poverologi? - da affiancare ai missionari. Di queste figure indipendenti ce ne sono ben poche in giro. C'è il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale degli Investimenti, il WTO...ma dietro a queste istituzioni globali ci sono interessi del tutto divergenti da quelli dei poveri. Come ha più volte deninciato Joseph Stiglitz - economista e premio Nobel, che ha vissuto dall'interno della BMI questo paradosso - la concessione di un credito a paesi in crisi è sempre subordinata alla drastica liberalizzazione del credito, che significa aprire la porta alla spoliazione finanziaria operata dai grandi speculatori internazionali e dagli arricchiti locali che esportano capitali. Ma siccome le disgrazie non vengono mai da sole, questi organismi impongono anche una drastica riduzione dell'inflazione, nonché l'innalzamento dei tassi d'interesse, che rende praticamente inaccessibile il credito a tutti i micro imprenditori. Così, mentre si brinda al ristabilito ordine dei parametri fondamentali, la disoccupazione riduce alla miseria e alla disperazione enormi quote di popolazione, ma i credtori possono star certi che per i loro prestiti c'è l'Organismo internazionale di turno che vede e provvede. E' l'economia, bellezza. ![]() | |
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| Nanofiaba di Capodanno Massimo 1 gennaio 2007 Le lenticchie si coalizzarono per fare prigioniero il cotechino. Lo circondarono senza far rumore; poi, a un segnale prestabilito, il capo-lenticchia urlò "Svegliati cotechino!.. e arrenditi: sei circondato!" Di colpo il cotechino si trovò in mezzo a una folla sterminata di lenticchie e pensò come liberarsi. Ma mentre tutto questo accadeva, qualcuno accese il fuoco sotto la pentola e morirono tutti. | |
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