Il diario di Rigoletto
2007



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Reperti (5)
Rigoletto 24 novembre 2007

San Francisco, ottobre 1984. La prima volta.
E’ come le pellicole cinematografiche, le foto, i racconti me l’avevano sempre fatta immaginare.
La grande baia oceanica ma il Pacifico da queste parti e’ color pece e gelido anche d’estate; l’imponente Golden Gate; le foreste spontanee di gigantesche sequoie ultracentenarie; le strade ad angolo retto tra loro che si inerpicano ripide sulle colline su cui la citta’ e’ costruita, ed altrettanto ripidamente scendono; il familiare sentore d’Europa; il quartiere cinese con l’ingresso simile a quello di una pagoda.
Ma, sovra ogni cosa, i tram. Sempre stipati, che salgono e scendono con grande sferragliare e che, in prossimita’ della fermata, rallentano molto ma non si arrestano, ed i passeggeri gia’ pronti sui predellini a scendere con un piccolo balzo. E che, giunti al capolinea, si piazzano su una piattaforma rotante ed il conducente scende e li muove a forza di braccia, talvolta con l’aiuto di passanti volenterosi, fino ad allinearli alla nuova direzione per la quale ripartiranno.
Imperdibili.

Tram di S.Francisco


Andar per mare
Rigoletto 11 novembre 2007

“Se vai per mare, orientati sulle stelle e non sulle luci delle navi che ti sono attorno (von Clausewitz)”
Me lo scrisse un giovane amico tedesco, allora temporaneamente assegnato alla Direzione generale di Parigi.

 Stelle


Reperti (4)
Rigoletto 28 ottobre 2007
Camogli, giugno 1987
Dal mare il borgo, la chiesa con la facciata volta alla terraferma e la grande abside al mare, i panni stesi ad asciugare, la parrocchia, la rocca.
E sullo sfondo la collina coperta di macchia mediterranea.
E tanto affetto, tante carezze e baci.

Camogli


Reperti (3)
Rigoletto 14 ottobre 2007

Edimburgo, aprile 1986.
Fu la piu’ disastrosa convention aziendale cui abbia partecipato. Questa volta i premiati erano molti perche’ i risultati di bilancio erano stati eccellenti e fummo divisi in due turni. Io ero nel secondo. Atterrammo sotto una nevicata epocale, quale non avevo mai visto nemmeno in pieno inverno sulle Alpi. Ad attenderci erano i colleghi del primo turno, intirizziti e con un bel colorito verdognolo. Erano ansiosi di tornarsene a casa con i nostri aerei e ci raccontarono di tre giorni da tregenda per le avversita’ climatiche. Mi venne voglia di tornarmene a casa pure io ma non fu possibile.
La citta’ e’ piuttosto bella ma pure piuttosto fuligginosa, creando un singolare e pittorico contrasto con la neve.
Al primo tentativo di uscire per visitarla fummo ricacciati in albergo da violente folate di vento gelido. Poi ci attrezzammo meglio, anche spiritualmente, e la visitammo; ne valse la pena.
Gli organizzatori ebbero la bella idea di fare la cena di commiato in una grande tenda allestita nel parco di un castello. L’idea era molto romantica e consona con lo spirito dei luoghi ma, nel tempo necessario a portare i piatti dalle cucine ai nostri tavoli, le vivande erano gia’ surgelate e pronte per essere conservate per alcuni mesi. Alla fine ci rifugiammo nei saloni, tiepiducci, del castello. Meglio cenare in piedi che morire assiderati seduti.

Edimburgo


Riflessione sciocca
Rigoletto 1 ottobre 2007

“Ma quanti sono i monaci in Birmania?”
Riflessione sciocca, ma spontanea, su una bella immagine pubblicata da Repubblica in prima pagina.

Una manifestazione di monaci in Birmania


Al supermercato (2)
Rigoletto 26 settembre 2007

Nel parcheggio semideserto si materializzano i fantasmi delle nostre paure e della nostra cattiva coscienza: le zingare moleste, il mendicante senza una gamba, il balordo.
I due sentimenti anziche’ giocare, come e’ stato, ruoli antagonisti ora si stanno alimentando a vicenda. Perche’ la cattiva coscienza genera sensi di colpa e quindi rancore nei confronti di coloro che ne sono la causa, che sono poi gli stessi che ci fanno paura.
E’ difficile, se non impossibile, esorcizzare con la ragione e le statistiche sentimenti che affondano nel nostro irrazionale. E non si puo’ negare che si verifichino in continuazione episodi che motivano il diffuso senso di insicurezza.
Ma di una cosa sono certo ossia che questo stato di disagio e’ alimentato anche dai mezzi di comunicazione, da quelli meno invasivi come la carta stampata, a quelli piu’ invasivi come radio e TV, al piu’ canaglia di tutti, internet.

Carità


Reperti (2)
Rigoletto 19 settembre 2007

Luglio 1987.
Dopo piu’ di un migliaio di chilometri faticosi ed afosi lascio l’autostrada per raggiungere la nostra meta. La provinciale si snoda per colline riarse ricoperte di macchia mediterranea, salendo e scendendo per i loro fianchi. Al di la’ ci attende il mare. Raggiunta la sommita’ fermo di botto l’auto. Perche’ uno spettacolo prodigioso si para davanti a me. Lo Ionio, di un blu intensissimo, si perde a vista d’occhio. Ma lo avevo gia’ visto altre volte, non e’ questo il prodigio. E’ quella costruzione nel mare che io credevo non potesse esistere ma fosse solo opera di una finzione cinematografica, troppo bella e verosimile per essere vera.
Invece Le Castella esiste.

Le Castella


Campare la vita (14)
Rigoletto 14 settembre 2007

Solita sigaretta sul solito marciapiede davanti al solito bar.
Si avvicina una donna in bicicletta e, visto un conoscente, si ferma. Senza volere sento quello che si dicono; dovrei allontanarmi ma finirei al sole e non ne ho voglia.
La donna e’ anziana , il fisico e’ segnato dalla vita. Dice che suo marito e’ oramai completamente uscito di testa ed occorre ricoverarlo. Ma il ricovero costa 2.400 euro al mese.
Il marito, tra pensione ed assegno di accompagnamento che il Comune gli ha concesso, riceve poco piu’ di 1.100 euro al mese. L’uomo le consiglia di rivolgersi anche alla Provincia, alla Regione ed alla Caritas. La donna dice che vendera’ il negozietto, l’ultimo bene loro rimasto

S. Malorgio - Vecchiaia e solitudine


Reperti (1)
Rigoletto 9 settembre 2007

Sto continuando indefessamente (come un mulo, per intenderci) a scavare negli strati sedimentari delle diapositive di una vita. Oramai me ne mancano solamente 1500.
Mi imbatto in una foto di moglie ed una figlia con Fiorello, allora animatore in un villaggio turistico di Ostuni. Le mie donne hanno l’aria molto compiaciuta.
Ricordo che Fiorello, allora non ancora famoso ma gia’ bravo e simpatico oltre che bello, spopolava tra le ospiti di qualsiasi eta’, da quella puberale alla senile.
Correva l’anno 1986.

Fiorello da giovane


Al supermercato (1)
Rigoletto 4 settembre 2007

Sono in coda alla cassa. Davanti a me una signora impegnata a sbrigare le complesse operazioni di pagamento. Ha una borsa capace, chiusa con una zip. Apertala si scoprono molte tasche a loro volta chiuse con zip. Individuata la tasca giusta ne estrae un grosso portafogli, dotato di molte zip. Alla fine ne toglie, con circospezione, la fidelity card del supermercato. Avendo ottenuto l’accredito dei punti ripete all’inverso la manovra precedente. Nel frattempo la merce che ha acquistato si e’ accumulata sul banco. Ora decide di chiedere un sacchetto, perche’ quello stropicciato che si e’ portata da casa, accuratamente custodito nella borsa, non le basta. Penso con sollievo che la manfrina sia terminata.
E’ terminata se il conto non supera 9 euro e 99 centesimi. In caso contrario inizia una ancor piu’ complessa manovra che la porta ad impadronirsi della sua carta Bancomat. Ma si capisce che non e’ tranquilla. Si guarda alla spalle ed incontra il mio sguardo. Le sorrido velenosamente e la rassicuro che non ho alcuna intenzione di depredarla; mi piacerebbe solo uscire prima di notte. Terminato il pagamento, aperte e chiuse tutte le zip del caso, e’ visibilmente sollevata. Allora comincia a chiacchierare con la cassiera; la sua merce e’ sempre sul banco.
Nel frattempo sono stato colto da un attacco acuto di orchite e mi sto chiedendo nervosamente se la mia polizza sanitaria preveda un rimborso per una tale eventualita’.

Fila alla cassa del supermercato


Campare la vita (13)
Rigoletto 2 settembre 2007

Mi piacciono molto i grissini, quelli artigianali.
Li acquisto in un panificio vicino a casa, che ne produce di ottimi. Sono cari, 10 euro al kg, ma me ne bastano pochi al giorno, gli altri se li divora Giulia. Ora il negozio e’ chiuso per ferie.
Ma trovo un altro panificio, l’unico aperto del quartiere, e vedo, con piacere, che vende grissini molto simili a quelli che sono solito acquistare.
Mentre vado alla cassa mi cade l’occhio sullo scontrino: 19 euro al kg!
Il pane, invece, e’ “solamente” a 6,50.

Grissini


Roghi e religiosi
Rigoletto 30 agosto 2007

In queste ore la Grecia sta vivendo ore drammatiche, investita da roghi che mietono vittime e provocano distruzioni. Durante una trasmissione televisiva ho visto alcuni religiosi ortodossi, di nero vestiti ovviamente, che presentavano alle fiamme immagini sacre e crocefissi, come a fermarle.
Siamo alle solite. Ossia che gli uomini non sono padroni e responsabili del proprio destino, che e’ invece nelle mani di qualche dio o della provvidenza o di chi vi pare. Che e’ un modo per chiamarsi fuori.

Superstizione


Si accettano le lire
Rigoletto 26 agosto 2007

Esterno di un negozio di generi alimentari.
Non so cosa si prefigga chi lo ha scritto, le ipotesi possibili sono piu’ d’una, tutte negative.

Si accettano le lire


Giustizia all’italiana
Rigoletto 24 agosto 2007

Una signora di 76 anni, in vacanza, viene sorpresa mentre tenta di rubare, in un supermercato, tre barrette di cioccolato, del valore di 70 centesimi. Poiche’ si ribella alla commessa che l’ha sorpresa l’accusa passa da furto in flagranza di reato a tentata rapina.
Morale: la signora si fa due giorni di carcere e poi viene condannata per direttissima a 14 mesi di reclusione, pena sospesa perche’ incensurata.
Nel frattempo sembra che tutti gli ubriachi ed i drogati d’Italia si siano messi al volante con la ferma intenzione di fare stragi di innocenti, in cio’ confortati dai magistrati che sollecitamente li rimettono in liberta’ o nemmeno li arrestano. Del resto si tratta solo di un banale omicidio colposo o, al massimo, di omicidi colposi. Mal che vada lo rifaranno, ed e’ successo.
La storia di questo nostro paese ci dice che e’ piu’ semplice e meno pericoloso punire severamente i ladri di polli che non i malavitosi o i potenti.

Luzzati - Pulcinella e il carabiniere


Campare la vita (12)
Rigoletto 13 agosto 2007

Frequento da anni un bar tabaccheria piuttosto popolare. Ma il caffe’ e’ ottimo e a buon prezzo, posso pure leggermi il Corriere della Sera gratis e mi trovo a mio agio. Talvolta gioco pure al lotto, ricordando che mia nonna materna ne era una giocatrice accanita.
Oggi sul bancone trovo un porcellino di terracotta, quelli che si usano come salvadanaio. Un cartello spiega che il denaro raccolto servira’ per le vacanze di Maria.
Maria e’ la barista, piuttosto giovane, piccola ma carina, la pelle olivastra, i capelli corvini, gli occhi profondi e neri, ha il pancino scoperto come detta la sciagurata moda dei giorni nostri. E’ molto timida.
Fabio e’ il proprietario, il giovane Luca il suo factotum, e’ lui che ha avuto questa stupida idea e Maria e’ imbarazzata.
Chiedo a Luca il perche’. Mi spiega che oggi e’ l’ultimo giorno di lavoro di Maria, era temporanea per sostituire la barista titolare che era tornata per un mese al suo paese, il Marocco.
Chiedo a Maria cosa fara’ ora. Con un sorriso a fior di labbra risponde che non lo sa.

Suggestioni dal Marocco


Meticciato linguistico
Rigoletto 21 luglio 2007

Tanto per cambiare vado per unita’ di pronto soccorso (l’intera giornata di domenica, una vera delizia) e per ospedali. Perche’ le donne di casa sono una collaudata fabbrica di problemi. Meriterebbero, a ragione, una citazione nel guinness dei primati.
Entro in un reparto che trasuda efficienza e buona sanita’. Bene organizzato, bene arredato, stanze di due letti, pulitissimo, ordinato, silenzioso. Aria condizionata, il che di questi tempi non guasta.
Mentre percorro un corridoio mi cade l’occhio su due cartelli appesi alla parete.
Il primo titola “Questa e’ la nostra vision” (non ho commesso un errore di ortografia, c’e’ proprio scritto vision). Poi, in italiano mi sembra, spiega in cosa consista questa vision.
L’altro titola “Questa e’ la nostra mission” (di nuovo, non ho commesso un errore di ortografia). Poi, in italiano mi sembra, spiega in cosa consista questa mission.
L’efficienza e’ palpabile ma non vorrei che questi indizi di disordine mentale impediscano all’efficienza di tradursi in efficacia.

Torre di babele


Campare la vita (11)
Rigoletto 18 luglio 2007
Talvolta mi reco in una boutique del centro dove vendono generi alimentari a prezzi da gioielleria. L’interno e’ piccolo, una bomboniera traboccante di ogni ben di dio. Essendo mantovano amo molto il salame essendo riamato. Una volta ne vidi uno bellissimo e ne chiesi un etto. Ci rimasi male quando lo pagai 6 euro e 10 centesimi. Pensai di avere acquistato un oggetto di antiquariato, invece era pure buono. Dopo la legnata del salame ci vado raramente. I prezzi sono rimasti dello stesso tenore. Un fritto di acquadelle, quei minuscoli pesci argentei di poco pregio, lo vendono a 62 euro (al chilo, non all’etto). Il Castelmagno, piu’ correttamente, a 120. Eppure il negozio e’ sempre pieno di persone, dall’aspetto autorevole, facoltoso e molto perbene.
antica salumeria


Campare la vita (10)
Rigoletto 17 luglio 2007

Sono anni che non mi compero un paio di scarpe. Osservando quelle che uso decido che e’ ora di provvedere. Vado in centro.
Trovo un negozio bellissimo ed osservo le vetrine. Tutti i marchi piu’ rinomati sono presenti. I prezzi vanno dai 220 euro per un aggeggio che somiglia ad un paio di brutte scarpe da ginnastica ai 495 per un paio di scarpe di cuoio, funeree ed appropriate ad un manager in carriera in abito di grisaglia. Entro.
Finalmente trovo le scarpe che fanno per me, e’ come indossare un paio di morbidi guanti. Perche’ la mia priorita’ e’ dare sollievo ai piedi, uno dei miei, dolorosi, punti deboli. Ma il 43 mi va largo ed i numeri inferiori non li hanno piu’. La commessa va al computer e mi informa che nel magazzino di Milano quei numeri sono disponibili, se voglio li puo’ richiedere. Dico che va bene. Allora piglia il cellulare e chiama prima una persona, per il numero 42, poi un’altra, per il numero 42 e mezzo. Dev’essere un magazzino organizzato in maniera piuttosto singolare; il reparto di tutti i numeri 42, il reparto di tutti i numeri 42 e mezzo, e via enumerando. Poi mi chiede se posso darle il nome, il numero di cellulare ed un acconto. Me ne guardo bene. Le dico che richiamero’ io per sapere quando venire.
Nel frattempo un’auto si ferma davanti al negozio e parcheggia nel bel mezzo della strada, che e’ stretta e pure in isola pedonale. Entrano i due tizi. Uno ha i capelli, l’altro pure, ma con la coda di cavallo, alla Corona per intenderci, e le braccia vistosamente ed estesamente tatuate. Sono ben noti ed accolti con tutti gli onori sebbene il loro aspetto non sia consono alla (supposta) classe del negozio.
Esco e do un’occhiata all’auto. Nuova di zecca, una marca italiana prestigiosa nel mondo, direi da 200.000 euro a salire.

Scarpe


Campare la vita (9)
Rigoletto 5 luglio 2007

Dopo il caffe’ al bar mi sto fumando in santa pace una sigaretta, sul marciapiede. Mi sento proprio un emarginato, anzi lo sono.
Si accosta una piuttosto vecchia Renault blu ed una donna, sporgendosi dal finestrino, mi chiede se posso avvicinarmi.
Mi capita abbastanza frequentemente, visto che fumo molto sui marciapiedi e non solo; in genere si tratta di persone che cercano l’ospedale che, nonostante sia alto piu’ di 40 metri e lungo piu’ di 300, ben pochi a quanto pare riescono a vedere.
Al volante c’e’ un uomo. I tratti somatici, la pelle molto olivastra, l’accento mi fanno pensare siano sudamericani.
La donna chiede dove possono trovare un ristorante. Glielo indico. Chiede se 100 dollari possono bastare per pranzare in due. Si direbbe voglia farmi pensare che sono persone facoltose e, di conseguenza, affidabili il che contrasta non poco con gli abiti dimessi e con l’auto sulla quale si trovano. Chiede ancora se possono pagare in lire. La informo che le lire sono fuori corso ed usiamo l’euro. Allora, in un nuovo tentativo di captatio fiduciae (si dira’ cosi’?) apre un portafoglio con una banconota da 10.000 lire, una da 5 sterline, una da 10 dollari e me lo porge. Se prima cominciavo ad insospettirmi, ora non piu’; sono davvero insospettito.
E adesso siamo al gran finale. Mi chiede di mostrarle una banconota, possibilmente di grosso taglio, in euro, tanto per sapere come e’ fatta. Saluto cortesemente e me ne vado.
Duecento metri piu’ in la’ hanno gia’ agganciato un altro passante.

Euro


Mercati finanziari
Rigoletto 3 luglio 2007

I mercati finanziari italiani sono proverbiali per la loro trasparenza e correttezza. Un recente episodio lo conferma.
Tre anni fa comperai delle quote di un fondo immobiliare chiuso. Un numero esiguo di quote, purtroppo, ma era il massimo che l’OPV assegnava alla clientela retail.
Nei tre anni ha sempre distribuito un dividendo superiore al 7% netto, non male.
Meno di un mese fa la societa’ che possiede gli immobili sottostanti al fondo, assieme ad una banca d’affari internazionale, lancia un’OPA al prezzo di 540 euro per quota. Gli advisor della operazione comunicano che il prezzo e’ congruo e riflette i valori degli immobili ed i flussi di cassa attesi. Poiche’ avevo acquistato a 505 euro, aderisco all’OPA.
Dopo meno di una settimana un’altra societa’ immobiliare italiana, assieme ad un’altra banca d’affari internazionale, lancia una contro OPA al prezzo di 650 euro.
Dopo tre giorni il primo offerente rilancia a 680.
Il secondo offerente controrilancia a 725.
E qui la battaglia finisce.
Caspita, penso io, e non sono il solo, un prezzo di 540 euro, che era stato giudicato congruo ed equo, nel giro di due settimane diventa di 725 euro e solo perche’ un secondo incomodo si e’ infilato nell’affare. Sara’ bene andarsi a rileggere nel dizionario il significato dei termini congruita’ ed equita’.
Nel frattempo una societa’ di consulenza specializzata in fondi immobiliari consiglia di non aderire; secondo i suoi calcolo alla scadenza del fondo, tra quattro anni, le quote avranno il valore di 861 euro. Ma c’e’ il pericolo di delisting dal mercato e si rimarrebbe con il cerino acceso in mano.
Vado in banca, revoco la mia adesione all’OPA originaria e non mi prendo nemmeno il disturbo di aderire alla nuova. Vendo direttamente sul mercato che nel frattempo si e’ allineato al prezzo di 725 euro. Lo stesso mercato che meno di un mese fa quotava quel fondo a 486.
A titolo di curiosita’ la societa’ proprietaria degli immobili e’ Pirelli RE, del gruppo Pirelli, controllante piu’ o meno diretto di Telecom. Gli immobili sono le centrali telefoniche di Telecom che quest’ultima ha venduto, per fare cassa, a Pirelli RE che li ha poi affittati, a condizioni molto vantaggiose (per Pirelli RE), a Telecom.

La Borsa di Milano


Una giornataccia
Rigoletto 2 luglio 2007

Aspetto, con i colleghi, il nuovo assessore alle Politiche Sociali che ci ha chiesto un incontro per conoscerci e farsi conoscere. Nel frattempo si discute animatamente sul fatto che la nuova giunta vuole rimuovere, dai cartelli segnaletici posti agli ingressi del Comune, la scritta “Citta’ per la pace”.
Dico che la cosa non mi fa ne’ caldo ne’ freddo. Perche’ ne ho le scatole piene di pagare fino all’ultimo centesimo Irpef, addizionale comunale Irpef, Ici, Tarsu e quant’altro e gli amministratori spendano il mio denaro in cose prive di senso, della serie “Comune denuclearizzato” che iddio solo sa cosa significhi oppure “Comune gemellato con vattelapesca”. Il sindacalista si inalbera. Dice che la cosa ha un preciso significato, ossia che Monza fa formalmente parte di una associazione di comuni italiani ed europei che sostengono la pace ed organizzano ogni anno la ben nota marcia da Perugia ad Assisi. Gli faccio notare che, da quando viene fatta questa Marcia della Pace, non mi risulta che le guerre nel mondo siano diminuite, anzi, si direbbero aumentate. Perche’, a chiacchere, siamo tutti per la pace, contro l’evasione fiscale, contro l’emarginazione dei diversi, etc; nei fatti la faccenda si complica.
La conversazione sta pigliando una brutta piega ma per fortuna arriva l’assessore che ci offre l’aperitivo. Ma, oramai, sono di malumore. Quando l’assessore ci informa che, entro i prossimi dieci anni, Monza passera’ dagli attuali 120.000 abitanti a 200.000 sbotto e lo interrompo. Osservo che la citta’ e gia’ oggi congestionata, non ha spazi per espandersi perche’ non vi e’ soluzione di continuita’ con i comuni confinanti, mi chiedo dove si troveranno gli spazi per tutte queste altre persone. Il traffico, poi, e’ al collasso a causa di una disgraziata, piu’ unica che rara, struttura urbanistica. Mi risponde, cortese ma gelido, che queste sono le previsioni ufficiali. Direi che non ha apprezzato ne’ la mia interruzione ne’ la mia osservazione.
E’ il colmo riuscire ad urtarsi, nel giro di un’ora, con un sindacalista e con un assessore di centrodestra.
Non e’ proprio giornata, avrei fatto meglio a starmene a casa.

Monza città per la pace


La violenza della giustizia
Rigoletto 8 giugno 2007

Tempo fa ho assistito ad una strepitosa puntata di Otto e Mezzo, con Giuliano Ferrara in gran spolvero. In verita’ “strepitosa” e’ un termine inappropriato, in quanto il tema trattato era la tristissima e sordida vicenda avvenuta in quel paese vicino a Roma. I partecipanti erano abili e preparati ma su tutti spiccava Bonini, il giornalista de la Repubblica autore di note inchieste, spesso assieme al collega D’Avanzo.
Bonini, una settimana prima che il Tribunale del Riesame scarcerasse gli indagati, aveva sostenuto, in un lungo articolo, che le prove raccolte dagli investigatori in un anno di indagini non stavano in piedi. Cosa che ha ripetuto ed argomentato durante la trasmissione, per poi concludere che c’e’ da avere paura a vivere in un Paese come questo.
Una cosa e’ certa. Se gli indagati saranno provati colpevoli, si tratta di una storia dell’orrore.
Se gli indagati saranno provati innocenti, rimane comunque una storia dell’orrore.
Mi torna in mente la faccenda di unabomber. Per lungo tempo fu indagato un ingegnere veneto, lui e la sua famiglia ne uscirono distrutti, fu pure licenziato dall’azienda per cui lavorava. Poi venne fuori che l’unica prova a suo carico era stata contraffatta, sembra da uno degli investigatori. Ed e’ calato il silenzio mediatico.

Pino Zav


Parcheggi
Rigoletto 24 maggio 2007

Ho assistito ad una intervista a Renzo Piano, il celebre architetto. E’ una persona affascinante, buon conversatore, racconta un curriculum professionale che tutto il mondo gli invidia, esprime concetti semplici che poi traduce in soluzioni complesse. A differenza della maggior parte dei personaggi “di rango” che esprimono concetti complicatissimi che poi cercano di tradurre in soluzioni banali, ovviamente fallimentari. Il suo studio e’ una scuola dove cresce giovani architetti provenienti da tutte le parti del mondo.
Mi e’ molto piaciuto quando ha ribadito che costruire parcheggi nei centri delle citta’ e’ una follia. Sono costosissimi, provocano per anni disagi ai cittadini ma, quel che e’ peggio, attirano nuovo traffico aumentando lo stato di congestione che ha gia’ raggiunto livelli insostenibili. I parcheggi vanno costruiti ai bordi delle citta’, dove maggiori sono gli spazi disponibili e minori i costi, potenziando i mezzi di trasporto pubblici.
Ha menzionato un grattacielo avveniristico che sta costruendo in non ricordo quale citta’. Potra’ ospitare piu’ di 20.000 persone ma i posti auto disponibili sono 42, riservati ai disabili. Gli altri facciano il piacere di venire con i mezzi pubblici, in bicicletta, a piedi.
Da noi intanto si continuano a progettare e costruire silos nei centri storici, in nome della modernita’.

Renzo Piao - Debis Building - Postdamer Platz


Parole, parole, parole...
Rigoletto 12 maggio 2007
Le parole, in termini lessicali, sono una convenzione culturale che comunita’ di persone, in genere appartenenti alla stessa nazione, usano per strutturare il linguaggio e per intendersi. Servono a definire cose (esseri viventi, oggetti inanimati, concetti astratti). La natura della cosa non cambia se cambia la parola che la definisce. Albero per un italiano e tree per un inglese hanno lo stesso significato. Spesso, nel tempo, le cose si modificano, evolvono, di nuove ne compaiono ed occorre adottare nuove parole. Ma non si e’ mai visto il contrario.
I politici italiani da tempo non hanno il bagaglio culturale, le doti innovative, la capacita’ di comprendere i mutamenti avvenuti nella societa’ necessari ad elaborare nuove e piu’ efficaci proposte politiche.
Ed allora da vent’anni si ostinano a cambiare le parole, facendo un esempio a caso il nome del partito, sperando che di conseguenza cambino i contenuti e la loro efficacia politica.

parole


Coppa America (2)
Rigoletto 10 maggio 2007
Come temevo.
Nove nazioni partecipanti, undici barche in acqua delle quali tre, o meglio tre e mezzo, italiane. Nessuna altra nazione, nemmeno Stati Uniti e Nuova Zelanda, ha osato armare piu’ di una barca. Uno spreco enorme di risorse economiche e professionali. Il risultato e’ che solo Luna Rossa e’ in semifinale. Mascalzone Latino si e’ comportato bene ma, a meta’ Round Robin, ha infilato 5 sconfitte consecutive, roba da fiaccare chiunque. +39 ha iniziato molto male ed ha finito con alcune belle vittorie, ma era troppo tardi.
Il fatto e’ che, nello spirito di questa competizione, non e’ importante partecipare ma vincere.
La prima edizione fu nel 1851 e disputata in Inghilterra. Fu chiamata Coppa delle cento ghinee. Tutti i velieri erano inglesi tranne uno arrivato dagli Stati Uniti, di nome America. Quest’ultimo vinse e da allora la Coppa cambio' nome e quella nazione se la tenne per piu' di un secolo.
La regina Vittoria assisteva alla competizione. Quando chiese chi fosse arrivato secondo, ricevette una risposta divenuta celebre.
"There is no second, her majesty".
E questo la dice tutta.

Regina Vittoria


Lo Spirito Santo
Rigoletto 9 maggio 2007

L’ultima volta al Conclave non c’e’ andato. O si e’ dimenticato di appuntarsi in agenda l’impegno o, vista la veneranda eta’, non si sentiva bene oppure non ha apprezzato il restauro degli affreschi della Cappella, opinione per altro condivisa dalla molti studiosi anglosassoni, in particolare americani.
Quale che sia stato il motivo di certo non c’era ad illuminare, come al solito, le menti dei principi della Chiesa.

S. Nicola di Bari - Vetrata dello Spirito Santo


Coppa America
Rigoletto 1 maggio 2007

Finalmente, dopo molti giorni di bonaccia che hanno gettato nella disperazione sponsor e mass media, sono iniziate le regate della Louis Vuitton Cup – Round Robin.
E me le sto godendo, perche’ sono veramente entusiasmanti.
L’unico inconveniente e’ che non si capisce assolutamente nulla. Dopo la partenza, che da sola puo’ valere l’intera gara, generalmente le due barche si dirigono verso punti differenti del campo di regata e l’unico modo di capire chi e’ in testa e’ tramite la proiezione di immagini virtuali. I momenti, non virtuali, della verita’ sono alle boe e, ovviamente, al traguardo, ma anche questo richiede l’ausilio di mezzi elettronici.
Viste in diretta spesso le due barche, per l’effetto teleobiettivo, sembrano avere una distanza laterale di 50 metri quando, in realta’, e’ di mezzo chilometro. Quando poi risulta evidente, alla vista, chi e’ in testa, si scopre poi che e’ dietro di almeno 100 metri.
Alla Coppa partecipano nove grandi nazioni, le solite note, con l’eccezione della assenza della Gran Bretagna, paese di grandi tradizioni marinare, e della presenza della Cina.
Otto nazioni hanno in acqua una sola barca, vuoi per i costi stratosferici di partecipazione che per la difficolta’ di trovare equipaggi addestrati ad un tale compito.
L’Italia ha invece in acqua tre barche. O siamo ricchi e spendaccioni o megalomani o incorreggibili individualisti oppure tutte le tre cose assieme.
Come se non bastasse Shosholoza , la barca del Sud Africa, e’ finanziata da un italiano e timoniere e tattico (ossia il team di comando) sono italiani.
Infine Alinghi, il defender, e’ armato da un italiano che fa lo svizzero.

Coppa America


“Noi: figli e genitori”
Rigoletto 30 aprile 2007

Alla Villa Reale, si e’ tenuto un convegno patrocinato dai Comuni dell’ambito territoriale di Monza, ASL, Azienda Ospedaliera, Regione Lombardia, Provincia di Milano, parti sociali.
Il tema e’ quanto mai difficile e delicato. Si gioca sul doppio ruolo che abbiamo nella vita.
Come genitori, di crescere i figli.
Come figli, di assistere i genitori divenuti anziani.
La mattina e’ stata dedicata ad una tavola rotonda sul tema: “Genitori oggi: navigare a vista?”
Nel pomeriggio una serie di interventi hanno illustrato proposte innovative a sostegno dell’anziano fragile. In particolare soluzioni tecnologiche per l’assistenza domiciliare, attualmente in sperimentazione a Monza, per gli anziani soli che vogliono continuare ad abitare nella loro casa.
Il monitoraggio assistenziale e’ realizzato tramite sensori dedicati, “di presenza”, posti in punti chiave quali gli ingressi dell’appartamento, della cucina, del bagno, della camera da letto. I sensori, nel caso rilevino una situazione anomala, si attivano allertando la centrale operativa che interviene.
A questo si aggiungono servizi di monitoraggio abitativo (di rilevazione di allagamento, fumi, presenza di gas, intrusione di estranei, etc) e di monitoraggio sanitario.
Fa venire in mente il Grande Fratello? Certamente. L’alternativa e’ di abbandonare a se stessi queste persone o ricoverarle, volenti o nolenti.
Avrei voluto che queste soluzioni esistessero quando mio padre rimase solo nella sua casa e si rifiuto’ sempre di lasciarla.

Il manifesto del convegno


Nero Wolfe
Rigoletto 16 aprile 2007

E’ il celebre ed eccentrico investigatore, protagonista dei romanzi (gialli, si direbbe da noi) di Rex Stout.
Ho acquistato dieci sceneggiati trasmessi dalla televisione italiana tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, e me li sto godendo.
L’investigatore e’ interpretato da Tino Buazzelli, il fedele ed abile assistente Archie Nero Wolfe e Archie GoodwinGoodwin e’ Paolo Ferrari. E questo basterebbe.
Ma vi sono molti altri comprimari (si fa per dire), attori del calibro di Carla Gravina, Aroldo Tieri, Renzo Palmer, Massimo Serato, Mario Pisu, Giusi Raspani Dandolo, Paola Borboni, Ugo Pagliai e potrei continuare. In uno sceneggiato compare anche una giovanissima Romina Power, incantevole.
Il confronto con la qualita’ (si fa, di nuovo, per dire) dei programmi televisivi dei nostri giorni e’ umiliante (per quelli dei nostri giorni) e mi piglia un sentimento dove si uniscono e si rafforzano a vicenda rabbia, indignazione, nostalgia.
Gli sceneggiati sono datati, come e’ ovvio. Iniziano e terminano tutti sempre con le stesse scene di repertorio che raffigurano New York, la skyline ed i grattacieli, le gigantesche autostrade, i celebri ponti, per un attimo compare anche la Bowery.
La regista non ha saputo o non ha voluto sfruttare le potenzialita’ offerte dalla tecnologia televisiva. L’impianto e’ teatrale (osservando bene si possono immaginare le quinte), cosi’ come la postura, l’impostazione della voce degli interpreti che, a tratti, sembrano a disagio per dover recitare non davanti al pubblico ma alle telecamere. Anche lo sviluppo della vicenda e’, in alcune scene, statico.
Sono ovviamente in bianco e nero. Un acuto osservatore dei mezzi di comunicazione ha recentemente affermato che il bianco e nero e’, per gli spettatori, straniante, comunica l’idea di un mondo inesistente o alieno, perche’ le persone vedono a colori. E’ lo stesso identico problema della fotografia.
Anche per questa ragione sono assolutamente straordinari, contribuiscono a raffigurare un’Italia che non esiste piu’, e sono passati solo pochi anni.

Buazzelli-Wolf per una copertina


Manifesti elettorali (2)
Rigoletto 15 aprile 2007

Finalmente! era ora.
Ed e’ pure bello.
L’unica nota un poco stonata, a mio avviso, e’ quel “www.fagliasindaco.it”. Anche perche’ l’attuale sindaco, candidato per il secondo mandato, mica si chiama cosi’.
Avrei preferito qualcosa di piu’ diretto, tipo: “vota Faglia, il sindaco di questa Monza”, che si sarebbe raccordato efficacemente al messaggio, positivo ed accattivante, della giovane ragazza, bella e simpatica.
A onor del vero il messaggio c’e’, implicito (subliminale, direbbero i piu’ colti).
La chiave di lettura sta tutta nell’aggettivo dimostrativo “questa”.
Mi chiedo per quale ragione si debbano sempre rendere le cose piu’ complicate di quello che sono.

Manifesto elettorale


Accesso al welfare (2)
Rigoletto 3 aprile 2007

Questa mattina, alla Villa Reale di Monza, si e’ svolto un convegno dedicato al tema “L’accesso integrato ai servizi sociali” per illustrare come sia il pubblico che il privato sociale stiano lavorando insieme per facilitare l’utilizzo dei servizi rivolti ai cittadini e realizzare un modello di accesso unitario piu’ vicino alla persona.
Hanno parlato i rappresentanti delle istituzioni locali (ambito territoriale di Monza), docenti universitari, un rappresentante del terzo settore al Tavolo di Sistema.
Il convegno e’ terminato con la sottoscrizione della dichiarazione di intenti e di collaborazione tra le parti pubbliche e private.
Si e’ trattato solo della posa della prima pietra. Non penso che l’edificio potra’ essere completato in tempi brevi.
Ma si e’ trattato comunque di un atto di responsabilita’ e di buona volonta’. E reso pubblicamente.

La Villa Reale di Monza


Manifesti elettorali
Rigoletto 1 aprile 2007

Quello con lo sfondo blu, con poche parole in lettere cubitali bianche e’ efficace. Leggibile, chiaro, non si presta ad interpretazioni. Che poi Monza fosse stata invasa dal commercio abusivo non me ne ero accorto, ma questo e’ un altro paio di maniche, potrebbe essere colpa mia.
Quello con lo sfondo giallo e’ patetico. Penso che l’intenzione primigenia degli estensori fosse di scrivervi un intero canto dell’Inferno, a maggior disdoro della giunta Faglia. Poi, a malincuore, hanno dovuto rinunciare. Allora lo hanno inzeppato di alcune decine di parole, prese a caso. Ci sono pure due fotine (intese come piccole foto). E anche gli unni e gli altri (suppongo che si riferiscano agli etruschi). Ci manca solo una confezione di profilattici in omaggio.

Manifesto elettoraleManifesto elettorale


Accesso al welfare (1)
Rigoletto 31 marzo 2007

Il modello di accesso ha come obiettivo principale il garantire
“...un livello informativo e di orientamento indispensabile per evitare che le persone esauriscano le loro energie per procedere, per tentativi ed errori, nella ricerca di risposte adeguate ai loro bisogni. A questo scopo occorre in particolare evitare che proprio i cittadini più fragili e meno informati vengano scoraggiati nella ricerca di aiuto a fronte di barriere organizzative e burocratiche che comunque vanno rimosse per ridurre le diseguaglianze nell’accesso.”

(Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003, parte terza)

Riforma del welfare


Aeroporto Ben Gurion
Rigoletto 30 marzo 2007

L’Intifada 2 e’ in corso. Sono soggetto a molte restrizioni nei movimenti, ad esempio mi e’ stato vietato di usare i taxi o andare a cena da solo al ristorante. I miei colleghi hanno ricevuto disposizioni di portarmi, con la loro auto, in ufficio e, poi, di riportarmi in albergo. E, nel caso decida di non cenare in hotel, di accompagnarmi al ristorante. Si danno il cambio ma mi rendo conto che sto creando loro grossi problemi che vanno ad aggiungersi allo stato di palpabile disagio che si avverte nel Paese.
Quando arrivo all’aeroporto i militari del posto di blocco, giovanissimi ragazzi dello Tzahal, in calzoni e canottiera verdi, mi puntano addosso le mitragliette. Ma non portano alcun segno di riconoscimento ne’ mostrine e mi viene il dubbio che non appartengano all’esercito. Poi il mio accompagnatore spiega chi io sia e ci fanno passare.
Pero’ in auto non ci si puo’ avvicinare piu’ che tanto. Quindi devo scendere e trascinarmi con la valigia all’unico ingresso rimasto accessibile, tutti gli altri sono stati bloccati. L’interno e’ una bolgia, come sempre ma ora di piu’, e trovi davvero i giovani ragazzi e ragazze del Mossad (o qualcosa di equivalente, ma potrebbe non essere vero, se glielo chiedi rispondono solo “Security”). Sono molto cortesi, se non parli inglese ti offrono un interprete per le principali lingue del mondo, compreso l’italiano. Ma io sono diffidente per natura, preferisco usare l’inglese ed evitare un intermediario che non conosco. Sono anche inflessibili e ti sfiniscono di domande. Per dieci minuti se sei fortunato, per un’ora se sei sfortunato o naif, come capito’ a quella ragazza russa alla quale riuscirono a far perdere il volo per Mosca.
Ma la cosa curiosa e’ quel furgone posteggiato con le ante posteriori in direzione dell’unico ingresso, proprio di fronte, dall’altra parte della strada. Una settimana dopo lo ritrovo, sempre lui, sempre nella stessa posizione. E cosi’ anche dopo. Ciascuno puo’ pensare cosa ci stia a fare e perche’. Io mi sono fatto le mie idee.

Aeroporto ben Gurion


Spaghetti al lazo
Rigoletto 25 marzo 2007

Andiamo a casa di un amico e collega che, per lavoro, e’ stato assegnato per tre anni a Raleigh, anonima cittadina capitale del North Carolina.
Una rimpatriata tra italiani non puo’ che essere festeggiata con una spaghettata. Del resto, gia’ trent’anni fa, si potevano trovare negli Stati Uniti pasta, olio, pomodori, parmigiano di ottime marche italiane, e non solo a New York. Gli insaccati vennero dopo.
L’amico Michele e’ un ottimo cuoco e lo dimostra. Ma la cosa che piu’ mi incuriosisce e’ il sistema che usa per verificare se gli spaghetti siano cotti al punto giusto, al dente, niente di piu’ e niente di meno. Ne piglia uno con due dita e lo fa roteare come un lazo.A seconda della maggiore o minore resistenza al movimento decide se sono cotti oppure no.E non sbaglia.

Spaghetti italiani


Moro
Rigoletto 16 marzo 2007

Quando fu trovato il cadavere di Aldo Moro ero negli Stati Uniti, in una cittadina del New Jersey. Tutte le reti televisive trasmettevano la macabra scena di quel corpo rattrappito nel bagagliaio di una Renault 4.
Provai sbigottimento, poi vergogna ed infine me ne andai a letto col magone.
Temevo anche l’incontro, l’indomani, con i colleghi d’ufficio e cosa mi avrebbero detto e cosa mi avrebbero chiesto.
Ma scoprii che non gliene fregava niente a nessuno. Si trattava di cose da italiani e tra italiani, gente strana, meglio lasciar perdere.

Spaghetti alla carbonara


Irrituale
Rigoletto 14 marzo 2007

Ho un Capo dello Stato irrituale. Anzi, molto irrituale. Non ricordo precedenti simili, puo’ darsi che ve ne siano stati altri ma io non li ricordo. Ha scritto una lettera aperta ad un quotidiano nazionale. E, per colmo, non al direttore ma ad un giornalista, seppure bravo come Corrado Augias. Ed ha scritto cose che io condivido pienamente. Sono molto orgoglioso di avere un Capo dello Stato molto irrituale. Un gigante tra i nanetti politici della maggioranza e della opposizione.

P.S. Se Prodi la smettesse di fare il gigione populista andando in pullman ad incontrare un Capo di Stato straniero forse avrebbe piu’ tempo per occuparsi dei problemi del Paese, che e’ anche il mio.

Il Presidente Napolitano


Monza città tradita
Rigoletto 13 marzo 2007

La citta’ e’ letteralmente tappezzata da centinaia di questi manifesti. Li incontri ovunque.
Lettere cubitali bianche, su fondo nero, a sua volta su fondo rosso. Scritta leggermente piegata a sinistra. Molto visibili anche da lontano. Non vi e’ alcuna indicazione di quale sia la parte committente.
Da un punto di vista comunicativo il manifesto e’, a dir poco, geniale.
Il messaggio e’ breve e semplice, tre sole parole. Rimane facilmente impresso nella mente. Ed ha il pregio di essere imperativo.
Non si presta ad interpretazioni. La citta’ e’ stata tradita, punto e basta. Che sia vero e’ un dettaglio ininfluente ai fini dell’efficacia del messaggio, come sanno gli esperti di comunicazione.
Tradita da chi? Dall’attuale amministrazione comunale, ovviamente. Il perche’ non e’ dato sapere, ma e’ di nuovo un dettaglio ininfluente.
L’importante e’ che questa convinzione si radichi nella mente dei cittadini.

Manifesto


La lettera
Rigoletto 9 marzo 2007

Mia moglie riceve la pensione da un Istituto di previdenza pubblico. Ieri ha ricevuto una lettera ed ho notato che la apriva con una certa qual apprensione, che condivido.
Il timore e’ sempre lo stesso. Che ti scrivano che si erano sbagliati a darti la pensione, che non ne avevi diritto, che devi restituire il maltolto piu’ gli interessi di legge. In mancanza, pignoramento dell’abitazione e quant’altro.
In realta’ la lettera portava buone notizie. La pensione era stata riliquidata (in aumento) e veniva precisato il nuovo importo cosi’ come gli arretrati che sarebbero stati corrisposti. Il tutto in meno di dieci righe, abbastanza comprensibili. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Poi mi e’ caduto l’occhio su chi aveva firmato.
I firmatari erano ben tre:
Il Liquidatore
Il Responsabile Trattamenti
Il Facilitatore di Processo
Per una strana associazione di idee mi e’ venuto in mente Kafka.

Kafkiano


Il convegno
Rigoletto 6 marzo 2007

Ho partecipato ad un convegno, organizzato dal Comune e dalla Provincia, sul tema “Giornata internazionale della donna - L’esperienza del microcredito” in occasione dell’anno europeo delle Pari Opportunita’.
Il luogo del convegno era una cascina che da decenni ricordavo come un rudere abbandonato. Ora e’ stata completamente ristrutturata, con finanziamenti sia pubblici che privati, ed e’ molto bella. Cosi’ bella che sarebbe un sogno avere una casa cosi’. Su un lato minore vi e’ una strada di grande traffico ma, per la restante parte, e’ immersa nel verde.
Ha delle stanze per accogliere in emergenza madri extracomunitarie con i loro bambini, che per diversi motivi sono rimaste senza un alloggio. Vi e’ anche una casa di accoglienza per anziani.
E’ interessante notare come, in questo paese, vi siano molte persone ed organizzazioni che si danno da fare per accogliere ed inserire gli extracomunitari. E ve ne siano altrettante che si danno da fare per emarginarli e cacciarli. Ma, poiche’ ho molta fiducia nella preveggenza di Santa Madre Chiesa e questa sta dalla parte dei primi, so per certo chi vincera’.
Pero’ il pranzo era multietnico e allora me ne sono andato molto seccato.



Palinsesti TV
Rigoletto 1 marzo 2007

RAI 2 del 28 febbraio 2007


19.00 Replica del Presidente del Consiglio e dichiarazioni di voto.
In diretta dal Senato.
20.20 Tom & Jerry


Tom & Jerry


Il san Gerardino
Rigoletto 1 marzo 2007

San Gerardo dei Tintori e’ il protettore di coloro che, nei secoli, esercitarono la piu’ fiorente attivita’ manifatturiera e commerciale di Monza, lana tessile e cappelli. Non per nulla ancora oggi il Lambro e’ il fiume piu’ inquinato d’Europa, o quasi.
San Gerardo, sul finire del 1100, fondo’, in riva al Lambro, il piu’ grande ospedale della citta’, che fu anche lazzaretto. La struttura ancora esiste.
Nell’800 fu costruito un nuovo ospedale, secondo i canoni dell’epoca, ossia a padiglioni. Occupa un’area molto estesa nel cuore della citta’, si intitola sempre a san Gerardo, non e’ ancora stato dismesso (sembra che lo sara’ ora) nonostante sia oramai in parte fatiscente, poiche’ ospita due reparti di eccellenza, a livello italiano ed anche europeo, quello di oftalmologia e quello di ostetricia. E’ noto come Ospedale Vecchio. Nella seconda meta’ del ‘900 fu costruito un altro e gigantesco ospedale, 13 piani fuori terra, quasi 400 metri lineari di lunghezza, sempre dedicato a san Gerardo. E’ detto Ospedale Nuovo.
L’ospedale del 1100 e’ stato convertito a casa di riposo per anziani, una struttura di eccellenza, della quale non si conoscono altri esempi, perlomeno in Lombardia. Il nome san Gerardino gli deriva da una piccola chiesa dell’epoca, ancora esistente, costruita sul suo fianco e cosi’ conosciuta.
La casa di riposo ha monolocali e bilocali, affittati ad anziani o coppie di anziani autosufficienti, ma fragili socialmente o per lo stato di salute. Possono cucinare nel loro domicilio o andare al ristorante della casa, che e’ aperto anche ai non residenti, e si mangia bene a prezzi irrisori. Possono uscire, se vogliono e possono, ricevere parenti ed amici, come fossero a casa loro. Possono usare la grande sala riunioni, la palestra, i salottini per giocare a carte o fare due chiacchere.
Oggi abbiamo incontrato la direttrice, una signora affabile, che ci ha spiegato come questa struttura e’ stata ideata, progettata, realizzata. Porteremo questa esperienza al convegno sul tema degli anziani che stiamo organizzando per giugno.





Smemoranda
Rigoletto 19 febbraio 2007
Ogni anno i detenuti del carcere di Monza progettano e realizzano l’agenda dell’anno successivo.
Sono simpatiche, ben fatte, sempre diverse tra loro. In quella del 2006 per ogni settimana era riportato un pensiero di un detenuto. Il Comune e le cooperative sociali le distribuiscono.
Ma l’agenda non si chiama “Smemoranda” bensi’ “Scarceranda”.


Questi nostri fantasmi
Rigoletto 17 febbraio 2007

Il Vaticano sferra un attacco frontale contro lo Stato ed il Parlamento italiano, quale non si vedeva dai tempi del “non expedit”. Che fare? Mandare i bersaglieri a bivaccare in piazza san Pietro?
Dai loro covi rispuntano le BR, che speravamo scomparse per sempre, ed il sindacato si trova pericolosamente spiazzato.
Per l’affare oramai conosciuto come Ciagate il Governo solleva, di fronte alla Consulta, conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato.
A Vicenza domani si sfila, non ho capito se per antiamericanismo o per problemi urbanistici. Preoccupa quella frase attribuita ad un militare americano “siamo qui per proteggervi”. Preoccupa anche che forse sfileranno tre ministri sottosegretari di Stato, contro una decisione presa dal governo di cui fanno parte. A Bertinotti piacerebbe andare ma dice che non puo’. Potremmo organizzare una colletta.
Il presidente della Confindustria riconosce che il PIL nel 2006 e’ cresciuto del 2% (contro lo 0% del 2005, regnante Berlusconi), ma che si deve fare molto di piu’.
Mi chiedo quali poteri da decenni cercano di tenere in stato di sudditanza questa fragile democrazia.



I due mendicanti
Rigoletto 13 febbraio 2007

Alla cassa del supermercato davanti a me sono i due mendicanti, di nazionalita’ incerta. Frequentano da tempo il quartiere, tutti li conoscono, nel tardo pomeriggio vengono a comprarsi del cibo. Al momento di pagare prendono dalle tasche una montagna di monetine da 1, 2, talvolta 5 centesimi. Anche le cassiere li conoscono e si sono abituate. Cominciano a contarle con rassegnata pazienza. Ma alla fine mancano 8 centesimi e altre monetine in tasca non le hanno. Regalo loro una moneta da 10. Ringraziano e se ne vanno. Quando anch’io esco penso che sono proprio una brava persona. Poi ci ripenso meglio e giungo alla conclusione opposta ossia che, per la modica cifra di 10 centesimi, me li sono tolti dalle scatole.
La carita’ e’ cosa molto ambigua. Puo’ essere compassionevole, come quella che faceva mio padre. Oppure pelosa, fatta al fine di rimuovere un problema, quale che sia, o di gratificarsi.
Quando andavo al lavoro passavo in auto sempre dallo stesso incrocio. E sempre trovavo un mendicante, un bel vecchio alto, con folti capelli candidi, magro, il volto scavato. Gli davo sempre 500 lire che poi divennero 50 centesimi, lui lo sapeva e mi veniva incontro e ringraziava sommessamente. Ogni volta pensavo che la mia giornata cominciava bene, da galantuomo. Ma un giorno non lo trovai e cosi’ fu nei giorni seguenti.
Forse era morto. E forse, oltre che dargli una moneta, avrei dovuto rivolgergli la parola.


Inconvenienti di viaggio (4)
Rigoletto 26 gennaio 2007
Ho sempre viaggiato molto in aereo per lavoro. Il mio primo volo, per la Germania, dopo solo sei mesi che ero stato assunto. Ricordo che ero cosi’ terrorizzato che non riuscivo ad aprire la mandibola, le due file di denti erano serrate tra loro. Poi ho continuato a viaggiare, ad un ritmo piuttosto sostenuto, tanto che nemmeno i peggiori vuoti d’aria mi facevano piu’ impressione e tendevo ad addormentarmi pacificamente.
Ma negli ultimi anni di lavoro la cosa divenne massacrante. Non riuscivo ad andare in ufficio piu’ di 3-4 volte al mese, principalmente per presentare cospicue note spese. Tutti i contatti li tenevo tramite personal e cellulare. Ogni 6 mesi la mia azienda mi faceva fare, a sue spese, un check-up. Negli ultimi mi trovarono un edema agli arti inferiori, ritenzione idrica. Del resto questo e’ il meno che ti possa capitare stando molte ore in aereo; ti puo’ capitare molto di peggio. Mi spiaceva mollare, perche’ allora ero responsabile di un progetto in Israele che mi appassionava molto. Ma avevo anche piu’ di sessant’anni. Alla fine decisero di mettermi a riposo e mi diedero una extraliquidazione.
Quando fui in pensione mi misi in testa di fare un bilancio dei pro e dei contro della mia attivita’ lavorativa. Ma smisi dopo pochi minuti perche’ mi sembrava un esercizio vagamente onanistico e comunque la mia vita era stata quella che era stata e nessuno poteva cambiarla.
Pero’ le gambe continuano ad essere pesanti.

In volo
Un Paese strano, a dir poco
Rigoletto 22 gennaio 2007
Mia figlia e suo marito vivono in una bella cittadina di diecimila abitanti, piuttosto ben tenuta ed amministrata, abitata prevalentemente da persone benestanti. Pero’ c’e’ una sola scuola materna, privata. Ha il pregio di essere ospitata in una bellissima villa dell’Ottocento, situata nel Parco, e di far pagare rette molto basse. Ha il difetto di avere pochi posti, solo 42 di cui 21 gia’ assegnati. Questa mattina si aprivano le iscrizioni per i posti ancora liberi. Mio genero c’e’ andato alle quattro e trenta del mattino, sicuro di essere il primo. Invece era il sedicesimo, ma e’andata bene lo stesso. Prima delle sette gli ho portato generi di conforto, cappuccino caldo e brioches.
Ne parlo con un amico, che mi racconta le sue vicissitudini. Sua figlia gli ha dato un secondo nipotino. Pur essendo dirigente di una grande azienda, da quando e’ tornata al lavoro la trattano come una delinquente. Per evitarle un eccesso di stress il piu’ piccino, che di notte spesso si sveglia, va a dormire dai nonni, cosi’ stressa i nonni.
L’amico mi guarda, poi esclama “caro Lanfranco viviamo in un Paese di …”, e’ visibilmente molto adirato.
Sembra che siamo il Paese piu’ anziano della Terra, o quasi. E si capisce il perche’.
Vorrei che i nostri cari governanti di sinistra (sinistra?), invece che riunirsi nella reggia di Caserta, andassero per le strade, nei bar, negli autobus, nelle unita’ di Pronto Soccorso degli ospedali e parlassero con i cittadini per cercare di capire di cosa si sta ammalando questo Paese.

Scuola materna
Inconvenienti di viaggio (3)
Rigoletto 16 gennaio 2007
Gli americani amano molto organizzare le riunioni internazionali a Orlando, che adorano. In effetti Disneyland e’ piuttosto bella e gli Universal Studios sono stupefacenti, e lo dice una persona che non e’ mai stata attratta da questo tipo di cose.
DisneylandQuesta volta dall’Italia partiamo in quattro. Il volo per Miami fila via liscio, se non fosse per la durata di 11 ore. Quando atterriamo sono in preda ad una crisi acuta di astinenza da nicotina.
Da Miami ad Orlando ci si potrebbe andare comodamente noleggiando un auto. Ma siamo troppo stanchi e frastornati dal jet lag ed optiamo per l’aereo. Non l’avessimo mai fatto.
L’aereo in questione, che probabilmente risale a prima della seconda guerra mondiale, e’ un 12 posti ad elica, non turboelica, proprio ad elica, due eliche per la precisione.
La carlinga e’ cosi’ angusta che persino io, che alto non sono, devo camminare curvo per raggiungere il mio posto. Lo stewart invece, che e’ un ragazzone, cammina sulle ginocchia.
Il pilota avvia il motore di destra e, dopo alcuni scoppiettii, l’elica comincia a muoversi lentamente, poi sempre piu’ veloce fino a diventare invisibile. Ma quando avvia il motore di sinistra si sente un gran botto e l’aereo piomba nel buio. E su di noi piomba un silenzio sepolcrale.
Il pilota bofonchia nella radio. Dopo un poco arriva un camioncino dal quale scende un omino con una scaletta di legno, la appoggia sull’ala, sale, scoperchia il motore e comincia a ravanare con chiavi inglesi e quant’altro. Ci manca solo che ogni tanto butti via dei pezzi dicendo che tanto non servono.
Infine richiude il motore, scende, porta via la scala, con il pollice fa segno al pilota che e’ tutto ok. Vorremmo scendere ma il panico ci attanaglia le gambe.
Decolliamo volando ad una quota di non piu’ di 300 metri. La cosa ha pero’ degli aspetti positivi perche’ cabina di pilotaggio e dei passeggeri sono tutt’uno e l’aereo atterra puntando il muso verso il basso (all’ultimo momento pero’ lo solleva, ovviamente). Quindi per la prima volta in vita mia vedo una pista di atterraggio dall’alto. E’ una favola, illuminata a giorno, enorme, ben visibile gia’ da grande distanza, con le due file di luci rosse e verdi che si perdono all’orizzonte.
Il piu’ alto in grado del gruppo spiega al taxista a quale hotel siamo diretti. Dopo mezz’ora comincio ad preoccuparmi, conosco un poco Orlando, ci sono stato altre volte e mi sembra che non stiamo andando nella direzione giusta. Inoltre saremmo gia’ dovuti arrivare. Lo dico agli amici, rispondono che sono troppo stanchi e che faccia io. Fermo il taxi e rispiego dove siamo diretti. Il taxista candidamente mi dice che da mezz’ora stiamo andando esattamente nella direzione opposta, non aveva capito, ma non c’e’ problema, in un’oretta ci porta in hotel.
Il grande ricevimento di accoglienza sta terminando, sono rimaste solo patatine fritte ed un poco di vino. Andiamo a letto digiuni e distrutti, dopo aver fatto la solita figura da pirla. Il fatto e’ che gli altri europei, piu’ avvertiti di noi, erano tutti arrivati il giorno prima.
Inconvenienti di viaggio (2)
Rigoletto 15 gennaio 2007
Ho una riunione a Parigi ma comincia alle 11, cosi’ decido di partire di mattino per risparmiare le spese d’albergo.
Ma all’aeroporto mi dicono che il mio aereo ha un guasto e partira’ molto in ritardo. Mi offrono come alternativa un volo per Zurigo dove trovero’ una coincidenza per Parigi. Accetto.
Quando vedo l’aereo vengo colto da un attacco di dissenteria. Un ATR.
In effetti la Malpensa e’ molto vicina alle Alpi. Il piccolo aereo fa una fatica maledetta a prendere quota per poterle superare, sobbalzando in continuazione tra vuoti d’aria e raffiche di vento trasversali. A bordo servono una colazione lussuosa con posate vere e stoviglie di porcellana, ma mi e’ passato l’appetito. Quando stiamo atterrando e vedo la pista vicinissima il pilota da’ improvvisamente manetta e risale in verticale, per la gioia dei passeggeri. Poi ci informa che sulla pista dove stavamo atterrando c’era un velivolo che stava decollando.
A iddio piacendo prendo l’aereo per Parigi, poi il taxi dallo Charles de Gaulle a la Defense.
Quando arrivo la riunione e’ quasi terminata e mi tocca pure scusarmi.

Le Alpi viste dall'aereo
Inconvenienti di viaggio (1)
Rigoletto 14 gennaio 2007
Sono allo Charles de Gaulle, in partenza per Londra. Il terminal e’ l’ultimo costruito, supertecnologico e molto bello, ci si arriva con un treno elettrico monorotaia comandato a distanza. Sbrigate le formalita’ d’imbarco, lascio la valigetta incustodita sul pavimento (cosa vietatissima) e vado alle grandi vetrate ad osservare gli aerei che partono e decollano, tanto per ammazzare il tempo.
Dopo poco sento delle urla alle mie spalle. Mi volto e vedo gli impiegati del check-in indicare terrorizzati la mia valigetta chiedendo di chi sia. Mi precipito gridando a mia volta “It’s mine! It’s mine! Sorry, my fault” Mi guardano come si potrebbe guardare uno stronzo e non hanno torto. Se avessi fatto una cosa simile al Ben Gurion mi avrebbero sparato.
Poiche’ il viaggio non e’ iniziato bene, non finira’ bene.
Sono diretto ad un aeroporto periferico di Londra, non molto lontano da Southampton, dove andro’ per incontrare i miei collaboratori inglesi e per una conference call programmata con New York. Quando sbarco non mi ritrovo, qualcosa non va, ad esempio nelle indicazioni stradali. Chiedo ad un impiegato dove ci troviamo. Mi fa il nome di un aeroporto sconosciuto. Lo prego di indicarmelo su una pianta. Tombola! E’ a nord di Londra, non a sud. Errore della agenzia di viaggi, mia sbadataggine, ma sono cosi’ stanco di viaggiare in continuazione che non ho neppure piu’ voglia di controllare i biglietti aerei e le prenotazioni degli hotel.
Chiamo il collega inglese, gli spiego cosa e’ successo, gli dico che la conf call se la fara’ lui. Poi piglio un taxi che, in sole due ore e mezzo e per una cifra astronomica, mi porta a Southampton.

La mamma
Rigoletto 13 gennaio 2007
MammaIl maschietto, piccolo ma gia’ grandicello, si muoveva nel ventre della madre come a cercarne il contatto e l’affetto e la madre era pregna d’amore.
Ma un giorno, improvvisamente, il piccolo smise di muoversi.
Inutile fu la corsa disperata alla clinica ostetrica.
Fulminato da un morbo sconosciuto il bimbo era morto nel ventre della madre.
A lungo tememmo anche per la sua vita.
Rex tremendae majestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis.

Buon Capodanno
Rigoletto 4 gennaio 2007
Quando ero ragazzino, parlo degli inizi degli anni cinquanta, il primo gennaio, di buon mattino, mi recavo a casa dei numerosi parenti a fare gli auguri.
Non era solo per buona creanza e per affetto parentale.
Non era solo per ricevere in dono dei soldini o dei piccoli regali.
C’era un motivo piu’ profondo.
Vi era una diffusa e radicata credenza che la prima persona che, in quel giorno, ti facesse gli auguri dovesse essere tassativamente un maschio.
Diversamente sarebbe stato un anno di sciagure.
Non sono mai riuscito a comprendere le ragioni di questa atavica misoginia, che sicuramente deriva da qualcosa avvenuto o percepito millenni fa. Ne ho trovate tracce solamente nel mito greco delle Amazzoni. Potrebbe essere che, essendo solo la femmina in grado di dare la vita, di conseguenza da’ anche la morte.
Quello che mi colpisce e’ che questo cupo segno accomuna le tre religioni monoteiste.

Religione monoteista
Cose strambe
Rigoletto 3 gennaio 2007
Mia moglie ha preso una grossa botta sul lato destro del bacino ed ora non e’ piu’ in grado di caricare la gamba destra, in altre parole non cammina piu’.
Chiamo il 118. Dopo 10 minuti arriva un’ambulanza con tre persone a bordo, un giovane medico e due infermieri, gentilissimi.
Cercano di confortare mia moglie, le chiedono come si chiami e quanti anni abbia, cosa sia successo, con strumenti le misurano la pressione arteriosa e altro, con piccoli computer registrano i dati. Poi la portano via senza farle male. Occorrono tre ore per il referto perche’ il pronto soccorso dell’ospedale serve un bacino di utenza molto ampio. Ma l’esito e’ meno peggio del temuto. Non c’e’ frattura del bacino ma solo una forte contusione delle parti molli. L’ortopedico prescrive comunque 8 giorni di immobilita’ ed un forte analgesico.
Giunti al dunque chiediamo un’ambulanza per riportarla a casa. Rispondono che non e’ previsto. Ci e li guardiamo in faccia sbalorditi. Se mia moglie non e’ in grado di camminare come diavolo la riportiamo a casa. Rispondono che si puo’ chiamare un’ambulanza a pagamento e comunque occorreranno almeno una o due ore.
A questo punto intervengono i giovani. Mia figlia frega una carrozzina del pronto soccorso, che poi ovviamente ha riportato. Mio genero che, oltre ad essere giovane, e’ di grossa taglia, riesce a trasbordarla di peso sull’auto e poi, sempre di peso, a riportarla a casa.
A quanto pare e’ prevista l’andata ma non il ritorno. Mysterium fidei.

Il Pronto Soccorso che vorremmo