| Archivio |
| Il diario di
Giuliano Il diario di Massimo Il diario di Nicola |
![]() |
Il diario di
Rowena Il diario di Rigoletto Il diario di Solimano |

Ho comprato molte spezie orientali.
Fra grovigli di spine,
E’ dolce stordimento
La vita dei parlamentari è proprio dura. Costretti come sono a lunghe permanenze nella città eterna. Soli come cani, costretti a lavorare come schiavi senza un attimo per sé. Ha ragione il segretario Cesa, il Parlamento dovrà provvedere con una indennità di rimborso per mantenere la famiglia in albergo mentre gli onorevoli sono impegnati in aula. Nel frattempo per tutti i pendolari del paese, per gli emigranti costretti a
lasciare la propria terra e i propri cari, per le persone che tutti i giorni vanno a lavorare si potrebnbe fissare una tassa di scopo……ops..pardon…tassa specifica per aiutare gli onorevoli a far fronte al costo delle puttane di alto bordo.
Eppure il vento caldo dà conforto.


e in meno di tre mesi
il precipuo “che fare?”
d'incerti e risoluti,
(e potremo capire)
dei fans di Finocchiaro,
Che piatanza strana, ch'è le ferie!...
Smurciamu el fogo a Roma sot'al zole,
e qualche cuchiarata de muntagna,
tantu. chi vôle el Cristu, che se 'l prega! 
m'è venuto il torcicollo
e il polmone che protesta
quattro carie, un granuloma,
Prima di tutto, me le sono raccontate. Basta poco, un pensiero mentre vado in bicicletta, un odore improvviso, una scena colta al volo, per incominciare a scrivermi dentro una storia. La scrivo in bella calligrafia, scegliendo le parole – e molte scartandone – sforzandomi di disegnare con tratti netti la situazione, eliminandone inutili particolari e frasi decorative. La sento crescere dentro, prendere forma, incominciare a vivere di vita propria. Solo quando è quasi del tutto formata, proprio come un bambino che decide di nascere, posso depositarla sul foglio di word; non è difficile allora, sgranare una dietro l’altra file di parole, come rosari, perché la parte più difficile è stata compiuta altrove. Però poi, viene il momento di accudire queste creature ancora fragili; di leggerle e rileggerle, sforzandomi di uscire da me per diventare un’altra persona, e di immaginare cosa pensa, quest’altra persona, di quello che ho scritto. Allora ogni parola viene soppesata, ogni concetto girato e rigirato, ogni figura retorica, oh quelle! valutate con sospetto, questa troppo pesante, quella troppo banale, e quell’altra troppo artificiosa. La storia è in fondo uguale a tante altre storie già scritte, e va ripensata, lo stile è sciatto, e va ripulito, quella citazione… oddio, le citazioni, sembrano messe lì per tirartela, e poi c’è sempre qualcuno che ti fa notare che non è del tutto esatta, meglio toglierla. La punteggiatura, bisogna riguardare la punteggiatura, è essenziale non sbagliare la punteggiatura…
E alla fine la storia c’è; di quella che avevo scritto nella mia mente è rimasta solo l’idea originaria, delle parole che avevo usato sono rimaste solo quelle a cui mi ero più affezionata, la situazione è stata ripulita, lisciata, lucidata, per toglierne qualsiasi scoria che potesse disturbare il suo scorrere fluido, tolte le troppe virgole e tutti i punti esclamativi. Eccola qui adesso, finalmente, non sarà Il Gattopardo, ma è leggibile, e posso permettermi di farla leggere ad altri….
Dieci volte, capite? avevo rifatto questo percorso, dieci idee diverse, dieci situazioni inventate, dieci trame congegnate, e poi migliaia di parole pensate e scritte, cancellate e sostituite. Dieci piccole, insignificanti, per me preziosissime storie. E il pc si è rotto…. e non avevo fatto una copia di backup. Adesso sono in lutto per queste mie insostituibili creature.
IL PRIVATO E' POLITICO!!!
Sissi 19 luglio 2007
Perche' vi invio insieme queste due "creaturine"? Perche' mi pare che mettendole a confronto si possa ragionare sui modi diversi in cui si puo' vivere una stessa emozione; nella prima, da tipica "reduce del '68" (ricordate? "Il privato è politico!") mescolavo la nostalgia per la giovinezza al disincanto sopraggiunto a causa delle mutate condizioni storiche; col risultato che la malinconia rischiava di trasformarsi in autocompassione... Nella seconda (scritta nella stessa stanza, con la stessa luce, alla stessa ora, ma distanza di 6 anni esatti), mi sembra si possa rintracciare una maggiore sensatezza, una piu' serena accettazione di una realtà fatta di piccole, minuscole cose... E penso che solo quando si è metabolizzato per davvero, nella pancia e non solo nella testa, quel famoso concetto ("il privato è politico"), si puo' concedere udienza alla nostalgia, per poi darsi il classico "colpo di reni" e rimettersi in pista, per affrontare quel faticoso mestiere che e' il "mestiere di vivere".
FACCIATA A: MAGGIO ITALIANO La primavera è tornata: Il cielo è pulito ed azzurro; i Beatles; le minigonne; Ricordi sbiaditi, vissuti Dei nostri vent'anni arrabbiati |
FACCIATA B: APRILE L'aria s'è fatta tiepida e leggera:
|




e il perché si è appropriato di quelle idee-guida anglosassoni che da noi non hanno mai avuto gran corso? La concretezza empirica, l'amore per la scienza, l'ironia, un'autentica laicità, un pacato scetticismo? Bisognerà aspettare il 1993 perché anche quel fondamentale capitolo veda, finalmente, la luce. Il libro si chiama Il dispatrio (neologismo «rubato» a Paolo Milano) e si apre raccontando lo stupore di chi, arrivato nell'Inghilterra del dopoguerra, comincia a farsi molte domande di fronte a certe parole. Perché dietro quelle parole ci sono determinate idee. E dietro quelle idee, altrettanti comportamenti.

Fellini (“ho impiegato un anno per fare quella scena proprio così, con quei tempi, e adesso me la vedo tranciata a metà, e se ne perde completamente il senso...”) , e tutti i più grandi registi e intellettuali. Una battaglia clamorosamente persa, anche perchè gli italiani, nel referendum 1995, voteranno per avere sempre più pubblicità e sempre meno film in tv.
interruzioni pubblicitarie di news, film e programmi per bambini. Si autorizzano i mini spot da cinque secondi nei programmi sportivi (in Italia li vedevamo già, sulle reti Mediaset, ma erano illegali). Si promuovono nuove forme di pubblicità, come lo split screen (metà schermo vedi il programma, metà la pubblicità), che per motivi tecnologici non verrà computato nel totale degli spot trasmessi. E si autorizza la pratica del "product placement", vale a dire prodotti commerciali reclamizzati, ma più che altro proposti e promossi, dentro la trama di un reality, di una fiction. 

« (...) Tanti gli sfoghi su internet monitorati e tradotti, in questi mesi, dal professore Stefano Cammelli. La sua analisi, pubblicata sul sito polonews.info, è arrivata in mano a Giuliano Amato il 12 aprile scorso: giorno degli scontri di via Sarpi a Milano tra forze dell'ordine e immigrati. (...) Scrive Cammelli: «Quando nell'inverno 2005 i rettori di tutta Italia confluirono a Pechino per presentare le loro università, non si resero conto che il web già aveva deciso chi promuovere e chi bocciare. I blog studenteschi sapevano già tutto. Delle lezioni, dei professori, delle città e dei luoghi dover dormire. Delle università dove andare e di quelle dove non mettere piede». 
